Mercoledì 23 Maggio 2012

Gli universitari bergamaschi a Monti
«Scommetta su noi giovani»

La visita del presidente del Consiglio Mario Monti, a Bergamo sabato 26 maggio, sollecita riflessioni tutte locali e anche gli studenti di Bergamo sono pronti ad accoglierlo, con le idee chiare e una sincera e accorata richiesta: che questa Italia e questo governo scommetta sui giovani.

Lo spiega bene Laura Pedersoli, presidente del Consiglio degli studenti dell'Università degli Studi di Bergamo, che ha scritto una lettera al presidente Monti e che ha inviato alla nostra redazione.

«Egregio presidente, in qualità di presidente del Consiglio degli studenti dell'Università degli Studi di Bergamo,di Bergamo, Le rivolgo - da parte dei giovani studenti bergamaschi - un cordiale saluto ed un caloroso benvenuto nella nostra città. L'ansia e lo sgomento che mi hanno investito nell'apprendere la notizia del vile attentato di Brindisi mi impone di esprimere tutta la vicinanza alle studentesse coinvolte e fare le più sentite condoglianze alla famiglia di Melissa. L'istruzione è il baluardo della moralità civile, per questo viene attaccata e per questo è da difendere e da promuovere; chiedo quindi a Lei, Signor presidente di arrivare presto alla verità su quanto è accaduto.

Qualche mese fa, ho avuto l'opportunità di intervenire di fronte al Magnifico Rettore Stefano Paleari, ai professori, ai miei colleghi e al ministro per gli Affari esteri Giulio Terzi, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico della nostra Università. Il mio discorso era incentrato sul «futuro» o meglio, sulla sua incertezza. Sì perché oggi parole come «lavoro», «pensione», «casa», «famiglia» hanno assunto, per noi giovani, un connotato negativo. Ed è paradossale se si pensa che espressioni come «giovani» e «futuro» dovrebbero, in teoria, procedere l'una accanto all'altra. Ed è altrettanto paradossale che una nazione vivace, dinamica, ricca di storia e cultura come l'Italia, troppo spesso abbia timore di scommettere sull'istruzione e sui giovani.

Negli ultimi anni, ad esempio, il fondo nazionale per le borse di studio è stato tagliato del 95 per cento. Mentre Paesi europei come Francia o Germania investono nel diritto allo studio miliardi di euro, l'Italia nel 2013 arriverà a spendere appena 12 milioni; di certo in pochi potranno contare sull'utilizzo di borse di studio e di agevolazioni. Il finanziamento ordinario dello Stato all'Università ha subito ingenti tagli: nel 2010 rispetto al 2009: -3,8% 275 milioni di euro), nel 2011 rispetto al 2010: -2,4% (-167 milioni di euro), nel 2012 rispetto al 2011: -1,2% (-82 milioni di euro). Nell'ultimo triennio un taglio del 7,2% (-523 milioni di euro). Nello stesso triennio il numero di professori e ricercatori dell'Università è calato di oltre 10 mila unità portandosi da 64 mila a circa 54 mila. Nessun comparto della pubblica amministrazione ha subito tagli di questo tipo. La spending review l'Università l'ha già fatta. Sono i numeri a dirlo. Nonostante questo per il 2013 è previsto un altro taglio drammatico del 6,2% e pari a 437 milioni di euro. Si ricorda che i primi tagli all'Università sono iniziati quando è stata abolita l'Ici. L'abolizione dell'Ici è stata pagata anche dall'Università con tagli per 467 milioni all'anno a partire dal 2010. Ora si ripristina l'Imu e quindi occorre restituire all'Università lo stesso importo. Questo lascerebbe i tagli degli anni precedenti ma almeno non metterebbe l'Università nel 2013 in una situazione insostenibile.

Anche la scuola ha subito un taglio negli investimenti: infrastrutture, tecnologie, persone. Stiamo restando drammaticamente indietro. Come facciamo a restare in Europa se ne usciamo proprio con la scuola e l'università? È necessario ridare credito al sistema universitario italiano, attraverso la ricerca universitaria che ancora oggi dà risultati eccellenti, soprattutto se rapportati agli esigui finanziamenti e al limitato numero dei ricercatori rispetto ad altri Paesi. Si tratta di un patrimonio nazionale che va difeso e rafforzato, non svilito e disperso. Il ruolo culturale, economico e sociale di ciascun ateneo nel suo territorio è in costante crescita e permette di recuperare importanti spazi di sviluppo. Il nostro ateneo è sempre più nel cuore della città, un nutrimento importante per i giovani e il loro futuro. Non può del resto esserci alcuna speranza di sviluppo duraturo per un Paese che non «ama» la sua università. In questo particolare momento storico, penso che i giovani sentano forte l'esigenza di moralità, in tutti i campi. Moralità che significa, ad esempio, riconoscimento e promozione del merito, etica del lavoro, politiche giuste e coraggiose. Noi siamo pronti a mettere in gioco la nostra intelligenza, la nostra passione e le nostre capacità, a non cadere nella facile soluzione data dalla disaffezione dalla politica, a cercare risposte efficaci, ad assumere un ruolo attivo, incisivo e credibile all'interno della società. Noi siamo pronti ma ci serve sapere che non siamo i soli a desiderare un cambiamento e che non sia utopico pensare ad uno Stato diverso in cui i giovani possano costruire serenamente il proprio futuro. Vogliamo vivere in Europa e ci sentiamo cittadini del mondo. Per questo tutte le conquiste non saranno mai frutto dell'impegno individuale ma della volontà e della partecipazione attiva di tutti noi.

Mi rendo conto che crisi economica, disoccupazione, debito pubblico non aiutano questo processo, ma allo stesso tempo dimostrano che qualcosa in questi decenni è andato storto. Non spetta a me ? o ai miei coetanei ? additare i colpevoli, che ci sono. Vogliamo guardare avanti e costruire il nostro futuro. Signor presidente, combattiamo certi integralismi, e non mi riferisco solo a quelli religiosi, ma a quelli di certe teorie economiche e comportamentali che hanno portato il declino socio culturale che stiamo vivendo: perché anche Cristo predicava di «porgere l'altra guancia» ma nel tempio ha poi rovesciato i tavoli dei mercanti! Mi piacerebbe vedere in Lei un padre e concludere con le parole di Tiziano Terzani al figlio dove ricorda l'importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi; una vita a cui dare un senso. La città di Bergamo si è candidata ufficialmente a diventare Capitale europea della Cultura nel 2019, questo è un forte segnale che viene dai cittadini e dalle istituzioni che vogliono valorizzare il patrimonio architettonico e umano della nostra città; confidiamo che questo percorso coinvolga i giovani studenti del nostro ateneo e che rappresenti un nuovo inizio per la nostra città. La ringrazio per l'attenzione.

Laura Pedersoli

fa.tinaglia

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