Martedì 29 Maggio 2012

Non si presenta al Riesame
Luigi Martinelli resta in carcere

Luigi Martinelli non lascerà la sua cella. Il suo legale ha cambiato strategia e il bergamasco non si è presentato al tribunale del riesame, a cui si era rivolto l'avvocato Giuliano Leuzzi del foro di Roma, che il Codacons aveva  messo a disposizione dell'uomo arrestato il 3 maggio scorso dopo l'irruzione a mano armata nell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate di Romano, dov'era rimasto asserragliato per più di cinque ore con un impiegato come ostaggio.

L'udienza era fissata per martedì 29 maggio: ai giudici il legale chiedeva una misura cautelare meno afflittiva, ossia gli arresti domiciliari, ma alla fine Martinelli e Leuzzi non si sono presentati, probabilmente per un cambio di strategia. Per questo motivo Martinelli resta ancora in carcere.

Si pensa che la difesa stia cercando una soluzione nel patteggiamento e dovrà cimentarsi anche con il pericolo di reiterazione del reato che il gip Petillo ha messo in conto nella sua ordinanza. Il giudice ha motivato la misura del carcere sostenendo che è preoccupante la reazione di fronte a una contrarietà valutata in modo distorto, giudicata un accanimento. Martinelli aveva infatti imbracciato il fucile da caccia e s'era deciso a fare irruzione nell'ufficio dell'Agenzia delle entrate dopo aver saputo di dovere a Equitalia 44 mila euro. Un fraintendimento, considerando che alla fine s'è scoperto che l'uomo - 54 anni, di Calcio, disoccupato dopo che la sua ditta di pulizie aveva chiuso - al fisco doveva «solo» 2.400 euro. Sia come sia, secondo il gip tra la presunta causa scatenante e la grave condotta dell'imprenditore c'è una sproporzione ed esiste il rischio che il comportamento possa ripetersi, magari anche per una banale lite stradale. Un rischio aggravato dalla dimestichezza di Martinelli con le armi: a casa del cinquantaquattrenne, infatti, era stato trovato un vero e proprio arsenale (regolarmente detenuto).

All'imprenditore il pm Franco Bettini contesta il sequestro di persona (al momento dell'irruzione c'erano 15 persone, che - tranne l'impiegato Carmine Mormandi - Martinelli ha poi liberato col trascorrere del tempo), le minacce, gli spari in luogo pubblico e il porto abusivo di arma da taglio (aveva con sé pure un coltello).

fa.tinaglia

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