Mercoledì 27 Giugno 2012

Martinelli: «Sono pentito
E vorrei incontrare l'ostaggio»

«Mi spiace per quello che ho fatto, sono pentito perché ho capito che non era quello il modo di agire per manifestare il mio disagio. E sono pronto a incontrare l'impiegato dell'Agenzia delle Entrate che ho tenuto in ostaggio e l'appuntato che mi ha convinto a lasciar perdere. Ma soprattutto, non volevo far del male a nessuno».

A parlare, per la prima volta e tramite il suo legale, è Luigi Martinelli, l'imprenditore di Calcio che, il 3 maggio scorso, fece irruzione, armato, nella sede di Romano di Lombardia dell'Agenzia delle Entrate, tenendo in ostaggio per quasi sei ore l'impiegato Carmine Mormandi e convincendosi poi a desistere dal vicebrigadiere dei carabinieri Roberto Lorini.

Esattamente da una settimana Luigi Martinelli è tornato nella sua abitazione di Calcio, dopo un mese e mezzo trascorso in cella nel carcere di via Gleno a Bergamo. Mese e mezzo che l'imprenditore di 54 anni ha trascorso serenamente, così come serenamente, a casa, sta ora aspettando l'appuntamento del prossimo 5 luglio, data in cui verrà vagliata la richiesta di patteggiamento a 3 anni di cella chiesta dal suo legale, l'avvocato Giuliano Leuzzi di Roma, messogli gratuitamente a disposizione dal Codacons, e concordata con il pubblico ministero Franco Bettini.

«Martinelli è contento di essere di nuovo con la sua famiglia – spiega l'avvocato –, che non gli ha mai fatto mancare il proprio affetto. In tutte queste settimane si è accorto di aver agito in modo sbagliato, in un momento di sconforto, per un pregresso vissuto che lo ha portato a compiere un gesto deprecabile e isolato. Si è pentito perché si è reso conto di aver agito in modo sbagliato per dimostrare qualcosa che, a suo avviso, era giusto».

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e.roncalli

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