Mercoledì 01 Agosto 2012

Il vescovo Beschi alla Ciudad:
«Questa è la citta dell'amore»

«Bisogna camminare per capire com'è la vita dei campesinos». Pietro Gamba parcheggia l'ambulanza sul bordo strada. Tira il freno a mano e scende. Recupera lo zaino con le attrezzature mediche essenziali, poggia i sandali sulla terra franosa e allunga il passo.

Da 25 anni percorre a piedi la zona dell'altipiano intorno ad Anzaldo, un paesino di poco meno di un migliaio di anime a tremila metri di altezza, per prestare soccorso ai dimenticati delle Ande. Solo macinando terra sotto i piedi si può raggiungere le casupole di adobe, fango e paglia, che si confondono con i colori delle montagne boliviane, dove vivono gli ultimi indigeni di lingua quechua.

Il dado è tratto: la piccola delegazione guidata dal vescovo Francesco Beschi si mette in marcia. Dietro il medico di Stezzano s'incamminano anche don Giambattista Boffi, il direttore del Centro missionario diocesano, don Giampietro Masseroli, il segretario del vescovo e la sorella Chiara, Mario Locatelli, diacono permanente, Daniele Restelli, volontario a Cochabamba e padre Eugenio Coter, missionario bergamasco.

Il gruppo è partito da La Paz, dove ha celebrato i 50 anni della prima parrocchia fondata dai bergamaschi in Bolivia, e ha raggiunto Cochabamba, dove in questo mezzo secolo si sono alternati ben 23 missionari bergamaschi.

Da più di 40 anni la Ciudad de los niños di Cochabamba è la casa dei bimbi che una casa e una famiglia non ce l'hanno. Il fondatore, padre Antonio Berta, ancora oggi sorride con il suo barbone bianco mentre riposa per sempre vicino alla chiesa della Ciudad sotto un grande albero. Veglia sui suoi bimbi che lo chiamano ancora «papi» quando si fermano sulla tomba.

Lunedì pomeriggio il vescovo Beschi ha visitato la Ciudad. I bambini hanno preparato balli, recitato poesie e lasciato in dono a monsignor Francesco e al direttore del Cmd, don Giambattista Boffi, piccole memorie del padre Berta e dei suoi insegnamenti. La Ciudad è nata a La Paz nel 1966 e nel 1971 è sorta la sede di Cochabamba. Durante l'incontro il vescovo ha annunciato l'arrivo a settembre di un nuovo sacerdote per la Ciudad: si tratta di don Gianluca Mascheroni.

«È un dono speciale – ha detto ai bimbi il vescovo –: un sacerdote giovane che ama stare con i giovani». Il vescovo ha ricordato anche don Matteo Cortinovis, che oggi si trova a Cuba e che per qualche anno ha portato avanti la Ciudad dopo la morte di padre Berta. I sacerdoti sono stati affiancati anche da una serie di laici: Luciano e Terry Invernizzi e oggi anche due giovani come Fulvio Diploma e Gigi Riva, rispettivamente responsabile educativo e coordinatore di una delle casette che ospitano i bimbi orfani. Si tratta di quasi 135 bambini, a cui si aggiungono i circa 800 che frequentano la scuola e una quarantina dell'istituto agricolo.

«È una città dei ragazzi – ha detto il vescovo – ma vorrei che fosse ribattezzata la città dell'amore perché i bambini qui sono accolti prima di tutto con il cuore e con l'amore. E questa è una delle cose più belle che possono succedere». Lunedì sono giunti alla Ciudad de los niños anche una ventina di giovani di Bergamo che vivranno un'esperienza di volontariato internazionale accompagnati da don Sandro Sesana, sacerdote del Patronato San Vincenzo.

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a.ceresoli

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