Martedì 28 Agosto 2012

Ospedale chiuso, parcheggio aperto
Si attende l'ok per un finanziamento

L'ospedale nuovo non è ancora aperto, il parcheggio sì, già da un anno, ma la Bhp, Bergamo hospital parking, la società che ha ottenuto, su incarico della Provincia, la realizzazione in project financing dei posti auto per il «Papa Giovanni XXIII» (in tutto 2.334), non ha ancora avuto un euro di guadagno. Anzi, ha il fiato sul collo delle banche visto che l'iniziale Piano economico finanziario (Pef) prevedeva investimenti per 16 milioni e mezzo di euro, ma la Bhp ha avuto costi di gestione a vuoto per oltre 600 mila euro e oneri passivi per un milione e 200 mila euro l'anno, inoltre non ha mai avuto entrate per quanto è di competenza dei Riuniti (dei 2.334 posti 1.200 spettano ai dipendenti dell'ospedale, per i quali Largo Barozzi dovrebbe versare più o meno 700 mila euro l'anno).

Proprio per la pressione delle banche la Bhp aveva proposto alla Provincia, come stazione appaltante (dopo 20 anni di gestione Bhp il parcheggio torna di proprietà all'ente di via Tasso), e ai Riuniti, come attori dell'Accordo di programma, una revisione del Pef con un finanziamento aggiuntivo di 9,5 milioni di euro e un allungamento dei tempi di gestione. Per la bancabilità del Pef gli istituti di credito chiedevano un rientro immediato di 3 milioni di euro e la certezza di una data sull'apertura. Ebbene, come spiega l'avvocatura della Provincia, si attende da tempo dalla Regione la convocazione del tavolo tecnico per approvare l'accordo aggiuntivo sul Pef, che prevede la copertura dei 3 milioni di euro da parte dei Riuniti, probabilmente tramite finanziamento del Pirellone: «Siamo ottimisti. Ma se non ci fosse l'accordo, la Provincia non potrebbe fare da banca ai Riuniti», sottolinea Giorgio Vavassori, dirigente dell'avvocatura. Già, perché evidenziano dalla Bhp, per voce di Roberto Sudati, amministratore delegato di Skypark (33% della società Bhp, l'altro 33% è della Cogestil del gruppo Stilo, società del presidente dell'Atalanta, il 33,9% dell'Imprima di Villa di Serio e lo 0,1% della Castiglioni di Busto Arsizio): «Vedremo se si arriva a un accordo, ma da norme potremmo rescindere il contratto, dall'1 ottobre 2012: in questo caso ci spetterebbe la liquidazione degli investimenti ma anche i mancati introiti per i 20 anni di gestione previsti. E siamo intorno ai 70 milioni di euro. Che dovrebbe risarcirci la Provincia, stazione appaltante». E via Tasso, in questa malaugurata ipotesi, saprebbe già cosa fare: citare in causa i Riuniti.

fa.tinaglia

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