Ferito nel cantiere, l'abbandonano
Nei guai «caporale» bergamasco

Alla fine ha parlato e grazie al suo racconto è stato possibile risalire al cantiere dove si era infortunato e dove i datori di lavoro, stando alle accuse dei carabinieri, si sarebbero sbarazzati di lui lasciandolo dolorante sul ciglio di una strada a Talamona (Sondrio).

Alla fine ha parlato e grazie al suo racconto è stato possibile risalire al cantiere dove si era infortunato e dove i datori di lavoro, stando alle accuse dei carabinieri, si sarebbero sbarazzati di lui lasciandolo dolorante sul ciglio di via Tartano, a Talamona (Sondrio), a diversi chilometri di distanza da Civo, dov'era caduto da un ponteggio di un capannone in costruzione.

Tre persone sono state denunciate a piede libero per quell'incidente, avvenuto il 21 agosto scorso nel cantiere in località Serone, dove l'azienda agricola «Mucca pazza» sta realizzando un capannone, ora sotto sequestro. «Identificati, hanno ammesso le loro responsabilità», ha sostenuto il capitano dei carabinieri Claudio De Leporini. Si tratta di M. M., titolare di una ditta di costruzioni della provincia di Sondrio, F. V. G., artigiano sondriese, e C. F., operaio bergamasco. Le accuse nei loro confronti, a vario titolo, sono di lesioni personali colpose, omissione di soccorso, violazioni alle norme in materia edilizia e di sicurezza sul lavoro e impiego di lavoratori clandestini. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato il bergamasco il «caporale» che l'avrebbe reclutato per il lavoro in quel cantiere dove poi si è verificato l'infortunio.

L'uomo - un marocchino di 38 anni, irregolare sul territorio nazionale, già destinatario di un decreto di espulsione emesso nel 2006 dalla questura di Crotone - era stato trovato dolorante in strada e accompagnato dai carabinieri all'ospedale di Morbegno. Lì i medici avevano diagnosticato una prognosi di 30 giorni per politrauma e fratture multiple. Lui aveva raccontato di essersi ferito mentre stava lavorando in nero in un cantiere edile della zona, ma di non conoscere né il nome del paese, né quello del suo datore di lavoro. Ma dalle sue descrizioni i carabinieri sono risaliti al presunto «caporale» che lo aveva reclutato in Bergamasca, dove abitava, per il lavoro da svolgere in Valtellina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA