Domenica 28 Ottobre 2012

Castagnate in Bergamasca?
Ormai sono tutte d'importazione

Dalla Francia passando per Avellino, le castagnate della Valle Cavallina - e non solo - vengono salvate dai «marrones» francesi. Il cinipide, un parassita che aggredisce i castagni, non dà tregua neppure quest'anno e i castagneti bergamaschi continuano a soffrire e, soprattutto, a non dare frutti.

E così le varie associazioni dei paesi della Valle Cavallina, per mantenere fede alle tradizionali castagnate hanno dovuto comprare i frutti all'estero, quintali di castagne che prima di arrivare in Bergamasca sono transitate da Avellino.

L'anno scorso lo stesso problema, dovuto all'arrivo del cinipide nei boschi orobici, aveva indotto i gruppi paesani ad affidarsi alle castagne avellinesi, contattando dei fornitori del Meridione. Quest'anno lo stesso fornitore ha portato in Bergamasca quintali di castagne transalpine, arrivate però dalla Campania con un doppio viaggio giù e su per l'Italia.

«L'anno scorso ci siamo affidati a questo fornitore avellinese - spiega Angelo Pizzighini, della Protezione civile di Ranzanico -. Stavolta per la serie di castagnate che organizziamo sul lungolago in varie domeniche da ottobre a novembre ci siamo affidati ancora a questo fornitore, acquistando 25 quintali di castagne che però arrivano dalla Francia. Sono castagne di ottima qualità, che iniziano a costare anche abbastanza. Nel 2011 un chilo di castagne costava 2,90 euro, quest'anno il prezzo era arrivato a 3,50 euro ma per fortuna negli ultimi giorni si è abbassato a 3 euro o poco più al chilo: siamo riusciti a cavarcela».

Giancarlo Moioli, perito agrario, consulente della Comunità montana Valle Seriana va però controcorrente. «Mi fa un po' male la schiena, ma in un giorno di castagne ne ho raccolte 20 chili. In un castagneto innestato, ovviamente. Ovviamente perché ormai gran parte dell'immenso patrimonio di castagni delle nostre valli è un disastro: completamente abbandonati, i castagneti sono diventati boschi impraticabili, devastati dal cinipide che è la conseguenza, non la causa. Per forza, nessuno li tiene più, nessuno ha più voglia di spaccarsi la schiena, che poi magari ce la spacchiamo in palestra ma cosa vuoi farci è il progresso che avanza...».

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m.sanfilippo

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