Lunedì 29 Ottobre 2012

Il Focus nazionale sull'ambiente
Bergamo maglia nera per l'ozono

Insieme a Mantova e a Lecco, Bergamo è la terza città in Italia dove - nel corso del 2011 - i livelli di ozono (O3) nell'aria hanno superato di tre volte i limiti consentiti, contribuendo a fare della nostra città una di quelle dove la qualità dell'aria non è certo incoraggiante.

Lo rivelano i dati della 19ª edizione del rapporto sull'Ecosistema urbano presentato lunedì mattina a Venezia da Legamabiente e anticipato sull'edizione odierna del «Il Sole-24 ore».

Sul fronte «qualità del'aria», la Pianura Padana resta comunque l'area più critica di tutta Italia.

Nella classifica finale delle città medie (fatta cioè in base a tutti i punteggi ottenuti nelle doverse voci), Bergamo si colloca esattamente a metà classifica - 21ª con 52,05 punti - su 44 posizioni (la prima città è Trento con 62,80 punti, l'ultima e Reggio Calabria con 22,20).

Per i consumi elettrici, Bergamo è 36ª su 44 con un consumo di1.254 kWh/abitante/anno. Vince Trento (936), ultima cagliari (1.583).

Per il fotovoltaico, Bergamo è al 9° posto su 44 con 2,76 kW installati su edfici comunali ogni mille abitanti. Vince Lucca (28.85), ultima Lecce, Taranto e Sassari (0,00).

Sul fronte pannelli solari, Bergamo è 11ª con 2,20 metri quadrati installati su edifici comunali ogni mille abitanti (vince Como con 7,86, ultime molte città).

Per quel che riguarda il teleriscaldamento, Bergamo è al 4° posto con un volume di 34,35 metri cubi per abitante. Vince Brescia (203,18), ultime molte città.

Sul fronte delle politiche energetiche, Bergamo è al 5° posto con un indice energetico di 86. Vince Ferrara con 100, ultime quattro città (con un punteggio pari a 0).

Rifiuti prodotti: Bergamo è al 12° posto con 517,1 chilogrammi di rifiuti prodotti da ogni abitante in un anno. Vince Novara (440,4), ultima Rimini con 818,3.

Per quel che riguarda la raccolta differenziata, Bergamo è al 9° posto (con una quota percentuale di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti prodotti pari al 53,3%. Vince Novara (72,4%), ultima Foggia (3,8%).

Certificazioni ambientali Iso 14001 ogni mille imprese attive: Bergamo è 14ª con un punteggiio di 3,45. Vince Ravenna (8,92), ultima sassari con 1,10.

Sul fronte della pianificazione e partecipazione ambientale l'indice sintetico per progetti partecipati e approvazione di piani locali pone Bergamo al 5° posto (con 88) dietro a Forlì, Modena, Ravenna e Reggio Emilia (con 100).

L'indice sintetico sull'eco-management nell'enete locale (uso di prodotti verdi e auto ecologiche, di certificazione ambientale, di Rd pone Bergamo al 5° posto. Vince Ferrara con 86, ultima Catanzaro con 0.

Per le vetture circolanti ogni cento abitanti, Bergamo al 7° posto con 59 vetture. Vince La Spezia con 50, ultima Latina con 73.

Con 14 motociclette circolanti ogni cento abitanti, Bergamo è al 33° posto. Al primo posto c'è Foggia (5), ultima Livorno  (25).

Sul fronte del trasporto pubblico (viaggi per abitanti per anno), Bergamo è 8ª con 188 viaggi. Vince Trento (182), ultima Latina (8).

Quanto ai chilometri per vetture per abitante per anno - disponibilità mezzi -, Bergamo è al 19° posto con 28 chilometri. Vince Cagliari (49), ultima Pistoia (9).

Per la mobilità sostenibile (car sharing, radiobus, mobility manager), con un indice sintetico pari a 46,7. Vince Parma (94,1), ultima Taramto (0,00).

Il Pm10 (polveri sottili, valori medi annui microgrammi per metro cubo): Bergamo è 32ª con un valore pari a 40. Vince Sassari (18,7), ultima Monza con 47.

Biossido di azoto (No2 - valori medi annui microgrammi per metro cubo): Bergamo è al 35° posto con 47,5. Vincono Brindisi e Foggia (22), ultima Monza (58).

Sul fronto dell'ozono (media del numero dei giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120microgrammi per metro cubo), Bergamo è 36ª (ultimo posto tra quelli catalogati) con 90 giorni, Vince Cagliari con 0.


I risultati del Rapporto (dal rapporto di Legambiente)

Prima di ragionare dei risultati complessivi e delle diverse graduatorie, è utile una panoramica sui singoli indicatori di Ecosistema Urbano.

Smog - Tre le sostanze monitorate dalla ricerca: biossido di azoto (NO2), polveri sottili (Pm10) e ozono (O3). Nel 2011 (l'anno preso in esame da questo rapporto), la situazione è complessivamente peggiorata rispetto all'anno precedente, in maniera particolare per quello che riguarda polveri sottili e ozono, mentre il biossido di azoto rimane sostanzialmente stabile.

NO2 - Sono 59 le città che rispettano i limiti di legge di 40 mg/mc previsto per il 2011 (tre in più rispetto allo scorso anno, ma Parma e Asti rientrano nei limiti per un'inezia) e la media nazionale (36,79 mg/mc) della concentrazione media è finalmente in diminuzione, invertendo il trend di crescita abitualmente registrato negli ultimi anni: 38,11 nel 2010, 37,70 nel 2009 e 37,42 nel 2008. Le situazioni peggiori (superiori a 60 mg/mc) si registrano ovviamente tra le grandi città, in particolare: Roma, Milano, Torino e Firenze, e nei capoluoghi lombardi di Brescia, Como, Monza, Pavia e Lecco.

Pm10 - Le polveri sottili sono in deciso aumento. La media nazionale schizza oltre i 32 mg/mc, rispetto a quella precedente che era ferma sotto i 30 mg/mc. Salgono a 17 (erano 6 lo scorso anno) i capoluoghi nei quali si registra un valore medio annuo superiore al limite dei 40 mg/mc, previsto dalla direttiva comunitaria. Queste città appartengono geograficamente al Nord, in particolare al bacino della Pianura Padana. Tra le peggiori, con valori superiori ai 45 mg/mc, troviamo Verona, Milano, Torino e Monza. Sono 24 le città che fanno registrare un valore superiore ai 40 mg/mc in almeno una centralina.

O3 - il quadro complessivo peggiora. Nel 2011 sono 45 (4 in più dello scorso anno) i capoluoghi di provincia che non rispettano il valore obiettivo per la protezione della salute umana di 25 giorni all'anno di superamento del limite giornaliero di 120 mg/mc come media mobile su 8 ore. Anche la media nazionale del numero di giorni di superamento del limite conferma il pessimo andamento: sale a 37,7 contro i 27,5 giorni della scorsa edizione.

In ben 24 città (rispetto alle 18 della passata edizione) il numero di giorni di superamento della soglia di 120 mg/mc è pari o maggiore a due volte il valore obiettivo. Sono poi 10 i capoluoghi che raggiungono un valore almeno triplo di quello consentito. Tra le città grandi le situazioni peggiori (con più di 50 giorni di superamenti) sono a Venezia, Bologna e Padova. Tra le città medie Modena, Varese, Brescia, La Spezia, Parma, Reggio Emilia e BERGAMO superano addirittura di tre volte i limiti consentiti e altrettanto, tra le piccole, fanno L'Aquila, Lecco e Mantova.

I parametri dello smog sono direttamente influenzati da quelli della mobilità. Il livello medio di motorizzazione privata (la densità di automobili) nei capoluoghi continua a crescere, seppur di pochissimo (63,8 auto ogni 100 abitanti, contro le 63,7 della scorsa edizione). Il numero di automobili appare quasi ovunque inversamente proporzionale all'offerta di trasporto pubblico: è più basso nelle grandi città (con la vistosa eccezione di Roma e Catania), dove l'offerta di mobilità pubblica è tendenzialmente maggiore, rispetto alle città di medie e piccole dimensioni. Infatti nei grandi centri urbani italiani ci sono in media 57 auto/100 ab; 61 auto ogni cento abitanti son presenti mediamente nei centri di dimensioni medie; 68 auto/100 ab. è invece la media nelle piccole città capoluogo. Solo Venezia (che conta 41,2 auto ogni 100 ab), La Spezia e Genova hanno meno di 50 auto per 100 abitanti, mentre sono 12 le città (Roma, Aosta, Catania, Frosinone, L'Aquila, Latina, Nuoro, Potenza, Isernia, Rieti, Vibo Valentia e Viterbo) che fanno registrare un tasso di motorizzazione uguale o superiore a 70 auto/100 abitanti.

L'altra faccia dell'elevatissimo tasso di motorizzazione è l'inefficienza del trasporto pubblico locale. La media dei viaggi effettuati con i mezzi pubblici dagli abitanti scende dagli 85 viaggi/ab/anno della passata edizione, agli attuali 83. Anche in questo caso i valori sono legati alla classe dimensionale del comune: nelle città di piccole dimensioni ogni abitante fa in media 40 viaggi l'anno sui mezzi del trasporto pubblico, che salgono a 74 in quelle medie e a 242 nei grandi centri urbani. Tra l'altro, forse proprio per la maggiore offerta in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, le grandi città sono le sole a registrare un leggero aumento del numero di utenti.

Tra le grandi spiccano Venezia (che cresce ancora anche rispetto al dato dell'anno passato) e Roma, entrambe oltre i 500 viaggi per abitante l'anno (rispettivamente con 571 e 519 passeggeri/ab/anno), seguite da Milano con 456 pass/ab. Bari, Catania e Palermo rimangono ancora (come lo scorso anno) al di sotto della soglia dei 100 passeggeri/ab.

Tra i comuni più piccoli Siena eccelle con 212 passeggeri/ab/anno (ancora in aumento rispetto all'anno scorso). Sono cinque in tutto (Latina più quattro “piccole”: Ragusa, Oristano, Sondrio e Vibo Valentia) le città che non raggiungono la soglia dei 10 passeggeri per abitante annui, erano 4 nella passata edizione. Vibo Valentia si ferma addirittura a 1 passeggero/ab all'anno.

Pochi spostamenti anche per aree pedonali, zone a traffico limitato e mobilità ciclabile. Le aree destinate ai pedoni non crescono (la media di isole pedonali è identica a quella della  scorsa edizione: 0,34 mq/ab), mentre crescono di poco le zone limitate al traffico veicolare (in media si sfiorano i 3,5 mq/ab, lo scorso anno erano 3,3 mq/ab), ma al tempo stesso si restringe il suolo destinato alle due ruote (7,2 metri equivalenti ogni 100 abitanti nel 2010, poco più di 6,7 nel 2011). Sono cinque i comuni (come lo scorso anno) che superano la soglia di 1 mq/abitante di isole pedonali: Cremona, Firenze, Lucca (tutte a 1 mq/ab.), Verbania (2 mq/ab.) e Venezia che è ben oltre i 4 mq/ab.

In valore assoluto, oltre al caso eccezionale di Venezia il cui centro storico costituisce una grande isola pedonale da più di un milione di metri quadrati, sono le grandi città ad avere in termini assoluti le maggiori superfici pedonalizzate: Firenze con 396.954 mq, Torino con 395.700 mq, Milano con 387.321 mq, Roma con 382.500 mq e Napoli con 272.252 mq. Sono ben 20 le città che hanno meno di 0,1 mq/ab, e, tra queste, a Brindisi, Enna e Trapani praticamente non c'è nessuna isola pedonale.

Dieci (come lo scorso anno) invece i comuni dotati di Zone a traffico limitato con una estensione maggiore a un milione di metri quadrati: Roma, Firenze, Bologna e Padova, tra le grandi; Ferrara, Pisa, Brescia, Lucca e Parma, tra le medie; Siena, unica fra le piccole. Diciassette, come nella passata edizione, le città che non hanno ancora adottato forme di limitazione del traffico.

Passando alla mobilità ciclabile, sono 26 le città dove si superano i 10 metri equivalenti ogni 100 abitanti di superficie destinata alle due ruote (erano 28 lo scorso anno). Da segnalare tra queste: Padova (15,19 m_eq/100 ab.) e Venezia (10,71 m_eq/100 ab.) tra le grandi città; Reggio Emilia con il valore più alto in assoluto di 34,48 m_eq/100 ab. e Forlì (20,49 m_eq/100 ab.) tra le medie; Mantova e Lodi tra le piccole, tutte e due sfiorano i 26 m_eq/100 ab.

Sono invece ventitré in tutto le città (erano 21 lo scorso anno) che non raggiungono nemmeno il valore di 1 m_eq/100 ab. I capoluoghi in cui sono state segnalate strade con moderazione di velocità (30 o 20 km/h) sono 61 in tutto e la lunghezza media di queste arterie a velocità ridotta è di circa 12 km, con un massimo di 155 km segnalato a Verona.

La crisi economica, ovviamente, incide sui consumi, poco su quelli idrici, in misura leggera su quelli elettrici domestici e in maniera più marcata sulla produzione di rifiuti. Gli impieghi idropotabili domestici scendono dagli oltre 167 litri per abitante al giorno della scorsa edizione agli attuali 164,55 l/ab./giorno. I dati relativi alla carenza idrica evidenziano un lieve miglioramento: sono in tutto sei i comuni che hanno avuto un periodo di crisi idrica (erano 8 nell'edizione scorsa). La città che ha registrato il maggior numero di giorni di crisi idrica è Pesaro (121 giorni), ma le altre 5 città peggiori rimangono tutte al di sotto dei venti giorni di emergenza dichiarata.

Le perdite della rete idrica hanno un valore medio analogo a quello della precedente edizione del Rapporto (32%) ma diventano 56 le città (erano 50 nella scorsa edizione) nelle quali un terzo dell'acqua immessa negli acquedotti si perde lungo il percorso prima di raggiungere i rubinetti degli utenti.

Nella depurazione dei reflui sono saliti a sei (erano cinque lo scorso anno) i comuni in cui solo la metà, o meno, della popolazione viene servita dal depuratore. La situazione più critica è rappresentata ancora da Imperia, sprovvista di un impianto di depurazione dei reflui, seguita da Benevento che tratta solo il 21% delle acque di scarto. Sono però salite a 47 le città nelle quali più del 95% degli abitanti è servito da impianto di depurazione, erano 29 nella passata edizione. In quattordici capoluoghi poi (erano undici lo scorso anno) la copertura garantita dai depuratori è ormai totale.

La produzione pro capite di rifiuti urbani in media è stata di 567,6 kg pro capite, a conferma di un continuo calo che dura ormai da diversi anni (era di 587,3 nel 2010 e 597,8 kg nel 2009). Tra tutte, sono le città piccole quelle che fanno registrare la media più bassa (Benevento in testa con 395,88 kg/ab/anno). Nel complesso sono trenta le città la cui produzione di rifiuti annua è inferiore a 500 kg/ab (erano 24 lo scorso anno). Sono invece quattro le città con produzione superiore a 800 kg/ab., erano sei nella passata edizione. E' interessante notare come fra le maggiori produttrici di rifiuti pro capite non sia presente nessuna delle grandi città.

Cresce sensibilmente la media dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, che passa dal 31,97% dello scorso anno, all'attuale 37,96%. Resta però ancora molto lontano la soddisfazione degli obiettivi normativi. Per il 2011 infatti era prevista la soglia del 60% di Rd, raggiunta però solo da dodici città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo. D'altra parte è ancora disatteso da 42 comuni il limite del 35% previsto per il 2006. Aumentano le città che superano il 50% di Rd: sono 31 quest'anno, erano 27 nella passata edizione.

I consumi elettrici domestici sono sostanzialmente identici con 1.189 kWh/ab l'anno (erano 1.190kWh/ab. lo scorso anno) ma con scostamenti interessanti per quel che riguarda i picchi. Crescono infatti le città più virtuose, che restano al di sotto dei 1.000 kWh pro capite: sono quattordici quest'anno, erano undici lo scorso anno. Sono però in aumento anche le città più “voraci” di energia: nove i capoluoghi al di sopra dei 1.300 kWh/ab. (erano sette lo scorso anno).

Scarica il pdf allegato con tutto il rapporto di Legambiente

a.ceresoli

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