Lunedì 12 Novembre 2012

Asili nido comunali, rette salate
Bergamo 4ª per costo in Italia

Gli asili nido comunali di Bergamo sono fra i più cari d'Italia. Lo dice una ricerca dell'Osservatorio prezzi&tariffe di Cittadinanzattiva riferita allo scorso ottobre e ripresa da IlSole24Ore dalla quale si evince che la nostra città è quarta in classifica con una retta di 474 euro.

Al primo posto fra le città più care compare invece Lecco (547 euro), quindi Belluno (525), Sondrio (486). Dietro Bergamo vi sono Mantova (470), Cuneo (458), Lucca (444), Pisa (431), Bolzano (426) e Udine (424)

La classifica degli asili nido meno cari vede primeggiare le città del sud Italia: Catanzaro (70 euro), Vibo Valentia (120), Cagliari (133), Roma (146), Reggio Calabria (158), Chieti (162).

Si distingue poi Venezia (209), quindi Salerno (218), Rovigo (219) e Macerata (220).

Secondo l'indagine di Cittadinanzattivanelle strutture comunali c'è solo un quinto dei potenziali utenti, mentre l'Emilia Romagna si conferma la regione più vicina all'obiettivo Ue del 33%.

«Le strutture comunali - chiosa Il Sole-24 Ore - su cui possono contare le famiglie superano di poco quota 3600 e sono in grado di soddisfare circa 147mila richieste di iscrizione. Ma i genitori di un bambino su quattro (il 23,5%) restano in lista d'attesa e sono costretti a rivolgersi altrove».

Trecentodue euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a oltre 3.000 euro: tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all'asilo nido comunale. Ma le cifre variano sensibilmente da provincia e provincia. È quanto emerge dall'indagine svolta da Cittadinanzattiva.

A Lecco, ad esempio, la spesa per la retta mensile, di 547 euro, è 7 volte più cara rispetto a Catanzaro (70), il triplo rispetto a Roma (146) e più che doppia rispetto a Milano (232). Marcate differenze anche all'interno di una stessa regione: in Veneto, la retta più cara, in vigore a Belluno (525 euro al mese per il tempo pieno) supera di 316 euro la più economica registrata a Venezia. Analogamente nel Lazio la retta che si paga a Viterbo (396) supera di 250 euro la più economica registrata a Roma.

E le differenze ci sono anche tra le realtà che hanno il tempo ridotto: al Sud, in Sicilia tra la retta di Caltanissetta (220) e quella di Agrigento la differenza è di 130 euro.

TARIFFE IN CRESCITA - Nel 2011-12, ben 39 città hanno ritoccato all'insù le rette di frequenza, e 6 capoluoghi registrano incrementi a due cifre: Bologna (+29,7%), Vibo Valentia (+29%), Perugia (+21,8%), Genova (+15,2%), Livorno (+13,9%), Sassari (+10%). Il dato nazionale della spesa media mensile è rimasto tuttavia invariato rispetto all'anno passato.

LISTE DI ATTESA - Gli asili nido comunali sono 3.623 (+6% rispetto al 2009) con una disponibilità di 141.618 posti (+3% rispetto al 2009). In media il 23,5% dei richiedenti rimane però in lista d'attesa. Il poco edificante record va alla Calabria con il 39% di bimbi in lista di attesa, seguita da Campania (37%) e Sicilia (+36%).

LE DIECI CITTÀ PIÙ CARE E QUELLE MENO CARE - Calabria la regione più economica (114), Lombardia e Valle d'Aosta le più costose con oltre 400 di spesa media. Nella top ten delle 10 città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2010-11, Lecco, Belluno, Sondrio, Bergamo, Mantova, Cuneo, Lucca, Pisa e Udine. Nella graduatoria delle 10 città meno care, prevalgono le realtà del Centro-Sud. In assoluto, la città più economica risulta Catanzaro, seguita da Vibo Valentia, Cagliari e Roma.

MAGGIOR NUMERO DI NIDI IN LOMBARDIA - La regione che emerge per il più elevato numero di nidi è la Lombardia con 794 strutture pubbliche e poco più di 28.500 posti disponibili, seguita da Emilia Romagna (611 nidi e oltre 25.500 posti) e Toscana (437 nidi e oltre 15.000 posti). Ultima il Molise con soli sei asili per 300 posti disponibili. Il servizio di asilo nido pubblico è presente solo nel 18% dei comuni italiani; nel loro insieme il 60% è concentrato nelle regioni settentrionali, il 27% al Centro e solo il restante 13% al Sud.

ITALIA LONTANA DA EUROPA - Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza in media in Italia la copertura del servizio è del 6,5%, con un massimo del 15,2% in Emilia Romagna e un minimo dell'1% scarso in Calabria e Campania. Questo dato conferma non solo quanto l'Italia sia lontana dall'obiettivo comunitario che fissa al 33% la copertura del servizio, ma anche dal resto dei Paesi europei: Danimarca, Svezia e Islanda si contraddistinguono per il più alto tasso di diffusione dei servizi per la prima infanzia (con una copertura del 50% dei bambini di età inferiore ai tre anni), seguiti da Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Slovenia, Belgio, Regno Unito e Portogallo (con valori tra il 50% e il 25%). Percentuali comprese tra 25 e 10% si registrano, oltre che nel nostro Paese, in Lituania, Spagna, Irlanda, Austria, Ungheria e Germania.

e.roncalli

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