Sabato 08 Dicembre 2012

L'omicidio di Caravaggio
Il gip convalida l'arresto

Il gip Patrizia Ingrascì ha convalidato l'arresto di Angelo Cerioli, il 52enne che nella notte tra il 24 e il 25 novembre uccise uno dei ladri che stavano rubando nel suo negozio di via Mozzanica. Il gip ha così accolto l'istanza del sostituto procuratore.

Cerioli era stato arrestato per omicidio volontario e poi scarcerato su disposizione dello stesso pm Gianluigi Dettori. Il cinquantaduenne resta però indagato a piede libero. La convalida dell'arresto non assegna certo un punto a favore della difesa, secondo cui l'uomo aveva sparato nell'unica direzione possibile per non far danni alle abitazioni vicine.

«Se avessi voluto uccidere, avrei sparato contro chi stava sfondando la mia vetrina, che sta proprio sotto la finestra a cui m'ero affacciato. Sarebbe stato facile colpirlo. Invece, ho sparato in una direzione che ritenevo innocua» ha detto Cerioli durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto tenutosi mercoledì 5 dicembre.

Cerioli, 52 anni, di Caravaggio, ha fatto capire di aver colpito involontariamente uno dei ladri che aveva preso di mira la sua attività. Dumitru Baciu, il romeno di 43 anni folgorato dai due proiettili calibro 38 esplosi dalla pistola del commerciante, sarebbe - secondo la versione dell'indagato - il secondo uomo. Del resto, che la vittima non avesse agito da sola è testimoniato dal fatto che alcune motoseghe dal negozio di articoli di giardinaggio sono sparite.

Col suo pronunciamento il gip ha in fondo condiviso una delle due tesi contrapposte: omicidio volontario o legittima difesa. Il pm Dettori è convinto che si sia trattato di un gesto volontario o comunque di un dolo eventuale: sparando dalla finestra verso il cortile, il commerciante avrebbe messo nel conto di poter colpire qualcuno.

La versione fornita anche mercoledì da Cerioli aveva lasciato qualche perplessità all'accusa. Perché, se voleva davvero intimidire i ladri, non esplodere i colpi in aria? «Perché voleva dire rischiare di colpire le case di fronte - spiega l'avvocato Fabio Giarda del foro di Milano, che col collega Davide Mancusi assiste l'indagato -. C'erano le abitazioni: il rischio di fare danni era alto. Il nostro assistito ha sparato nell'unica direzione in cui riteneva non ci fosse nessuno, quella verso il cortile dove teneva le piscine gonfiabili esposte per la vendita».

Cerioli anche mercoledì al gip aveva raccontato che, se avesse voluto colpire il ladro che gli stava sfondando la vetrina, poteva farlo benissimo perché stava proprio sotto la finestra cui si era affacciato. Ma, è il dubbio degli investigatori, chi può dire che non fosse lo stesso Baciu l'uomo che stava frantumando il vetro e che poi si fosse dato alla fuga?

Che si tratti di «un'estremizzazione della legittima difesa» ne sono convinti i difensori. «Cerioli è stato svegliato dal fragore dei colpi di mazza contro la vetrina - afferma l'avvocato Giarda -, non è riuscito a capire bene che cosa stesse accadendo. Pensava che i ladri volessero entrare in casa, visto che c'è una porta a fianco della vetrata colpita, tramite la quale si può accedere direttamente all'abitazione. In quel momento era molto spaventato, in casa c'erano la moglie e le due figlie, ha pensato a difenderle. Ha preso la pistola, s'è affacciato alla finestra e al ladro che stava usando la mazza ha chiesto che stesse facendo. Quello ha proseguito a sferrare colpi, Cerioli ha sparato per farlo desistere e metterlo in fuga. Era convinto che in quella direzione non ci fosse nessuno».

Per il pm Dettori, invece, la legittima difesa non sussisterebbe. La legge impone che ci sia la mancata desistenza del malvivente. Se si dà per buona la versione di Cerioli, ci starebbe perché nonostante il commerciante gli avesse urlato cosa stesse facendo, quello sarebbe andato avanti a sferrar mazzate. Se, invece, si sposa un'altra ipotesi, bisogna ritenere che fosse Baciu ad aver sfondato la vetrina: e in questo caso la mancata desistenza non potrebbe sussistere, perché è chiaro che la vittima sia stata colpita alla schiena mentre stava fuggendo.

Sia come sia, per il magistrato inquirente non sussisterebbe comunque il secondo requisito della legge sulla legittima difesa: e cioè il pericolo di aggressione alle persone. Per il pm la situazione, quando il commerciante ha fatto fuoco, non era tale da inquadrarsi in questa fattispecie, pur riconoscendo che c'era concitazione e che Cerioli e i suoi familiari erano in preda al panico.

a.ceresoli

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