Domenica 30 Dicembre 2012

Avvocati sul banco degli imputati
per la frase «relazione extraconiugale»

Scrivere «relazione extraconiugale» e comunicarlo via fax allo studio legale della controparte in una causa di separazione, non è diffamatorio. Ci sono voluti più di cinque anni, ma alla fine lo ha stabilito la sentenza con cui il giudice di pace Raffaele Barbarossa ha assolto gli avvocati Nunzia Coppola Lodi e Barbara Fucile (perché il fatto non sussiste) e la loro assistita (per non aver commesso il fatto).

La lettera incriminata è datata 13 luglio 2006 e fa parte del carteggio giudiziario diventato purtroppo lo strumento di dialogo fra due coniugi che all'epoca si stavano separando in modo tutt'altro che consensuale: un medico oggi cinquantenne e la moglie coetanea. In mezzo al loro guerreggiare ci stanno due figli piccoli, oggetto di ansie quando stanno con l'altro e fors'anche spunto di ripicche.

È alla vigilia delle vacanze estive, che i bimbi dovranno trascorrere col padre, che parte la missiva. In sostanza, la moglie chiede al marito che prima della partenza comunichi la destinazione e l'eventuale presenza di estranei.

La donna teme infatti che i tre siano diretti a casa di una signora che sospetta essere l'amante del marito e che, figurando come teste nella causa di separazione, potrebbe influenzare negativamente il giudizio dei figlioletti nei suoi confronti (e si sa quanto sia determinante nell'affido la considerazione dei bimbi sui genitori).

Ma siccome i coniugi separandi non si parlano, le questioni finiscono per confluire in una lettera di prosa sorvegliata e avvocatizia che Barbara Fucile, per conto della collega Coppola Lodi, spedisce via fax a Giorgio Rossi, legale della controparte. Tra le righe però il medico riesce a intravedere un passaggio ritenuto lesivo della dignità, sua e dell'amica. Questo: «La medesima signora (...) con la quale il dottor (...) ha avuto una relazione extraconiugale che forse continua ancora oggi...».

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m.sanfilippo

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