Giovedì 07 Marzo 2013

I bergamaschi cambiano gusti
Straniero un ristorante su 10

Cotoletta, pasta e pizza ma anche involtini primavera, sushi, enchiladas e kebab. La dieta dei lombardi diventa sempre più varia ed internazionale. In una regione in cui un residente su nove ormai è di origine straniera anche la cucina si apre alle culture dei suoi nuovi cittadini.

Un fenomeno, quello della ristorazione straniera, che cresce in Lombardia del 11% in un anno (contro una crescita media del settore del 2,1%) e conta ormai 7.535 imprese attive. In Bergamasca sono 650 gli stranieri attivi nella ristorazione e quasi un ristorante su 10 (8,6%) è gestito da non italiani.

La ristorazione etnica lombarda in oltre un caso su tre parla cinese, (il 36,6% delle imprese individuali con titolare straniero attive nel settore, pari a 1.788 ditte) ma si difende anche il contingente arabo con, tra le varie nazionalità, 1.586 imprese attive, di cui quasi 1.200 egiziani.

Sono 263 i ristoratori latinoamericani. E se Milano è prima per ogni nazionalità di imprenditori, Monza e Brianza è seconda per presenza di ristoratori arabi (11,5% del totale attivo in regione), Brescia è seconda per cinesi (8,4%) e per latinoamericani (14,4%)  seguita da Bergamo (14,1%).

La ristorazione straniera ama soprattutto Milano, con 3.589 imprese attive nel settore, il 47,6% del totale regionale, Brescia (949 imprese, 12,6%) e Bergamo (650, 8,6%). Anche se in un anno crescono soprattutto Lodi (+22,5%), Pavia (+16,2%) e Mantova (+15,7%). E tra le province dove mangiare etnico è più facile, Milano è prima in Italia con il 12,8% del totale degli stranieri ristoratori, seguita da Roma (9,2%) e Torino (4,7%).

I dati emergono da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese al terzo trimestre 2012 e 2011 relativi alle sedi di impresa e, per le nazionalità, ai titolari di impresa individuale.

r.clemente

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