Pedemontana, appalto nel mirino
Sede perquisita dalla Finanza

Da un lato il via libera a un nuovo finanziamento da 32 milioni per permettere ai lavori dell'autostrada Pedemontana di andare avanti, dall'altro le perquisizioni della Guardia di Finanza. È successo tutto nella giornata di martedì.

Pedemontana, appalto nel mirino Sede perquisita dalla Finanza

Da un lato il via libera a un nuovo finanziamento da 32 milioni per permettere ai lavori dell'autostrada Pedemontana di andare avanti, dall'altro le perquisizioni della Guardia di Finanza negli uffici della società di Assago (Milano) nata per realizzare questa arteria stradale che collegherà le province di Varese e Bergamo. È successo tutto nella giornata di martedì.

Le perquisizioni nella sede di Pedemontana sono state eseguite dalle Fiamme gialle di Milano, nell'ambito di un'inchiesta per turbativa d'asta coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Antonio D'Alessio. Al centro degli accertamenti sulla società – controllata dalla Milano Serravalle – ci sarebbero le gare d'appalto per il secondo lotto, in particolare quelle per la direzione dei lavori, per la loro progettazione e per la realizzazione della parte principale con le porzioni B1 (Como), B2 e C (Monza e Brianza), D (Monza e Brianza-Bergamo) nell'ambito del collegamento Osio Sotto-Como-Varese-Valico del Gaggiolo.

«Gli accertamenti – ha chiarito la società in una nota – compiuti negli uffici tecnici di Autostrada Pedemontana Lombarda Sps, sono riferiti ad episodi risalenti agli anni 2007-2008 già oggetto di indagine della procura di Monza, sollecitati anche a seguito di un esposto anonimo contestante medesimi fatti». La stessa società ha spiegato anche di aver fornito «ampia disponibilità e collaborazione» alle Fiamme gialle, che hanno acquisito documenti anche da società fiduciarie. Nel frattempo il Consiglio di amministrazione di Milano Serravalle, riunitosi proprio martedì ad Assago, ha stabilito un finanziamento per permettere ai lavori di andare avanti. 


Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 20 marzo

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