Giovedì 21 Marzo 2013

Giulio coraggioso e senza paure
Diceva: «La vita va goduta»

Per lui, Giulio Amighetti era come un figlio. Ecco perché Giovanni Baiguini, che a Qualino tutti conoscono come Franco, non si dà pace: da venerdì sera, quando poco prima di mezzanotte ha ricevuto la telefonata di Serena, la sorella del biker, che gli raccontava che Giulio non era tornato a casa, non si è più fermato fino alle 19 di martedì, quando dal trambusto in oratorio e dai primi pianti tutti hanno capito perché il briefing di fine giornata tra le forze dell'ordine non finiva più.

«L'ho visto crescere e diventare grande – ricorda Baiguini – gli ho insegnato ad andare in mountain bike, abbiamo condiviso insieme ad altri amici gite ed escursioni indimenticabili». «Giulio aveva un istinto incredibile - ricorda ancora l'amico - e una forza d'animo incrollabile: conosco poche persone con un ardimento e un coraggio simili a lui. Ma soprattutto con una generosità come la sua».

Franco abita a venti metri dalla casa di via monte Santo dove il biker viveva con il papà Lino, con la mamma Teresa e con la sorella Serena e dove l'altra sorella, Anna, era arrivata dopo aver dato alla luce la piccola Evelyn, la prima nipotina. Per questo lo ha visto crescere fin dai tempi dell'asilo e lo ha seguito in tutta la sua adolescenza, quando aveva iniziato a giocare a calcio «in porta con il Csi» e poi si era lanciato in sport man mano sempre più avventurosi: la bicicletta, sia quella da strada che la mountainbike e pure il downhill, l'enduro, il rugby.

«Un uomo eccezionale: con il fisico che si ritrovava poteva fare bene in qualsiasi disciplina. Due mesi fa aveva provato anche il bungee jumping. Gli avevo chiesto se era matto e se non era ora di darsi una calmata: mi aveva risposto che la vita va goduta e vissuta fino in fondo. Non aveva paura di niente».

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m.sanfilippo

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