Venerdì 22 Marzo 2013

«Giorgia e la piccola Valentina
saranno la mia grande forza»

«L'amavo, l'amavo all'infinito. Gliel'ho sussurrato anche qualche giorno fa e le sono scese due lacrime. I medici mi dicevano che lei non poteva capire. Allora quelle due lacrime? Lei sentiva. E nessun chimico potrà convincermi del contrario. Loro non lo sanno, ma i sentimenti vanno oltre»

Giacomo  Cominardi, il marito di Irene Bellini, la 35enne di Villongo morta nel dare alla luce la piccola Valentina - non si da pace nella camera ardente della moglie, schiacciato dal suo immenso dolore.

Nella casa paterna, Irene ha vissuto con i genitori e la sorella prima di incontrare Giacomo e sposarlo, il 6 agosto di due anni fa. Valentina è ancora al nido dell'ospedale Poliambulanza di Brescia. Giacomo fa la spola, tra la camera ardente della moglie e la culla di quella bambina che avevano tanto desiderato, una sorellina per la primogenita di lui, Giorgia, 10 anni. «In questa tragedia, è lei il mio conforto. Insieme a quella piccolina che non potrà mai vedere com'era bella la sua mamma».

«Da quando è entrata in sala operatoria - prosegue Giacomo -, mia moglie è rimasta in terapia intensiva, senza più svegliarsi. Ma quando io le mettevo sul seno la bambina, sono sicuro che la sentiva. Io lo capivo, l'amavo, era tutto per me. Non ero niente senza di lei. Non sono niente. Ho pregato e lottato con lei. Per 18 giorni, fino alla fine...».

«A un certo punto, la settimana scorsa, ho ricominciato a sperare, a me non interessava se fosse rimasta che so, paralizzata, senza poter muovere un dito, una gamba, niente. L'avrei adorata comunque, avrebbe potuto vedere la sua bambina, Valentina si sarebbe abituata ad avere una mamma così. Invece...».

Invece arriva, spietato, un edema al cervello e Irene vola via. Ma Giacomo è sicuro che lei «sente» e prima che la moglie lo lasci, vuole battezzare Valentina in ospedale, accanto a quel letto. E dopo che tutto è compiuto, Irene si spegne.

Venerdì alle 15 i funerali. L'intera comunità è sotto choc. «Li avevo sposati io, com'erano felici», dice commosso anche don Cristoforo Vescovi, il parroco.

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a.ceresoli

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