Martedì 23 Aprile 2013

La psichiatra Emi Bondi:
un lutto può alimentare il disagi

Essere madri ed essere sole. In questa società globale, succede sempre più spesso, e non è un bene. «C'è un grosso problema culturale verso la maternità: è gioia, è una condizione naturale, e questo è indiscutibile, ma è anche un momento in cui ci si aspetta convenzionalmente che la donna che genera un figlio sappia fare la madre, omettendo o volutamente accantonando il fatto che è anche un momento molto delicato per la donna, dal punto di vista fisico, psicologico, ormonale. E questa è una condizione di estrema fatica: non si vive più in condizioni di famiglie allargate, con mamme, sorelle, cugine, nonne a fianco della puerpera a fare da scuola e da sostegno. E anche se ora di depressione post partum si parla, non sempre questa condizione viene intuita e seguita come si dovrebbe. Anche con strumenti clinici adeguati».

La psichiatra Emi Bondi, primario di Psichiatria 1 all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, mette a fuoco una sofferenza silenziosa: quella di centinaia di mamme che, quasi sempre al primo figlio, manifestano segnali di disagio psichico subito dopo il parto. Lo dice invitata a commentare il dramma di Alessia e della sua piccola di 18 mesi, un dramma che ha sconvolto l'intera città: la bella giovane mamma che, pur piena di attenzioni e innamorata della figlia, hanno raccontato i familiari, è scivolata nella depressione, poi nella disperazione, esplosa sabato, quando ha ucciso la figlia e poi si è tolta la vita.

Prima del dramma, Alessia aveva sofferto, un anno fa, il lutto per la perdita della mamma, a cui era legatissima, e su Facebook alle amiche scriveva di avere una malattia ereditaria della tiroide che la faceva dimagrire moltissimo. Sempre su Fb diceva di recente che la figlia era diventata inappetente, forse temeva di aver trasmesso quella malattia alla figlia? «Gli squilibri ormonali dovuti a un disturbo tiroideo, se anche grave, causano sì sbalzi d'umore ma certo non esplosioni drammatiche quali quella vissuta da Alessia - sottolinea Emi Bondi - . È vero però che proprio nella gravidanza e nella fase post partum le donne vivono uno stravolgimento ormonale che può portare a variabilità di tono dell'umore, a stanchezza. Su una fase diciamo così quasi funzionale del disturbo ormonale, se si crea una depressione post partum ma nello stesso tempo si vive un grave lutto si è in una condizione particolarmente a rischio, in cui piccoli problemi vengono sentiti come situazioni insormontabili: una giovane donna che diventa mamma e perde nel contempo la sua figura di riferimento materno si trova in una situazione di stress psicologico delicatissima. Sento che questa donna era stata seguita a livello psicologico, ma senza voler assolutamente entrare nel merito del suo caso, perché non ho elementi per esprimere valutazioni, mi limito a ricordare che in situazioni fragili non possono bastare l'affetto, l'attenzione, la vicinanza della famiglia. Serve un supporto psicologico e anche farmacologico. E tanto più se su questo tessuto di grave disagio si sono eventualmente innescati anche dissapori o incomprensioni con il marito».

Sembra orribile, ma ci si chiede: si poteva fare qualcosa che invece non si è fatto per salvare Alessia e la sua piccola? «È una domanda che davanti a una tragedia simile si staranno ponendo di certo anche i parenti di questa giovane donna. Si fa tutto quello che si può, sempre. E non ha senso darsi colpe, sentirsi responsabili: parliamo di una donna adulta, che forse proprio nella condizione di isolamento in cui si trovano oggi le giovani mamme, non ha avuto modo di confrontarsi con altre donne che avevano il suo stesso problema. E quando si è in un disagio psichico così grande, quando non si è supportati farmacologicamente, si deve sempre ricordare che i gesti drammatici sono impulsività, mai prevedibili».

Alessia ha tolto la vita a sua figlia e a se stessa in un modo quasi feroce. «Può sembrare assurdo, ma questo è stato il suo estremo modo per proteggere la sua piccola, un gesto di amore enorme. Forse sentiva di non farcela più, di non essere più in grado di accudire la piccola, o temeva di aver trasmesso la sua malattia della tiroide alla piccola, o anche la sua stessa depressione. E l'ha protetta così - conclude Bondi - . Non sono casi diffusi, per fortuna, ma si deve ricordare che la fase dopo il parto è una fase molto delicata per la donna. E proprio per evitare che esitino in drammi, i sintomi di stanchezza, di pensieri foschi, di astenia, di tristezza se ripetuti non vanno sottovalutati». 

E ci sono iniziative per accogliere chi non sta bene: «Noi come Psichiatria 1 di Bergamo stiamo lavorando per attivare un ambulatorio per la depressione post partum insieme al Centro tossicologico dell'Azienda Papa Giovanni XXIII, riconosciuto come uno dei centri più quotati proprio per la farmacologia in gravidanza e post partum. L'ambulatorio sarà ospitato negli spazi dell'ex Matteo Rota. Le puerpere non devono esitare a contattarci: si deve cancellare, nella società, l'idea che la gravidanza e la maternità debbano essere sempre una condizione di grazia e di gioia obbligate e obbligatorie. È anche fatica essere mamma. E le mamme vanno aiutate».

Carmen Tancredi

a.ceresoli

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