Giovedì 25 Aprile 2013

Alessia ed Elisa, sabato i funerali
Quattro domande cui dare risposta

La ricostruzione privilegiata dagli inquirenti resta la stessa delle prime ore: Alessia Olimpo, in preda a un raptus, ha ucciso la figlioletta Elisa di 18 mesi, per poi togliersi la vita. Ma dalle indagini, e soprattutto dall'autopsia eseguita mercoledì all'ospedale Papa Giovanni XXIII, sono emersi alcuni dettagli che, al momento, non hanno una risposta e su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce, per ricostruire in maniera completa la dinamica dei fatti.

In particolare, sul ventre di Alessia Olimpo sono state trovate alcune incisioni, praticate con un oggetto appuntito non meglio identificato. Stando alle prime informazioni, questi segni misteriosi sembrerebbero formare due parole, la prima di 6 e la seconda di 4 lettere. Segni che si sovrappongono e che quindi risulterebbero, al momento, di difficile interpretazione. Si tratta di ferite auto-inflitte dalla donna, in preda alla crisi, culminata nella tragedia? Ma cosa significano? L'autopsia sui corpi di Alessia ed Elisa è durata complessivamente 6 ore ed è stata condotta dall'équipe del dottor Marco Ballardini, dell'università di Pavia, nominato dal pm Franco Bettini. Erano presenti come consulenti di parte il dottor Giancarlo Borra (indicato dall'avvocato Emilio Gueli, che assiste come parte offesa il marito di Alessia, Alberto Calderoli) e il dottor Nicola Cucurachi dell'Università di Parma (nominato dall'avvocato Marcella Micheletti, che assiste Alessandro e Stefano Olimpo, Padre e fratello di Alessia).

Oltre ai misteriosi segni sul ventre della giovane madre, l'esame autoptico ha portato alla luce anche altri particolari sorprendenti. È emerso infatti che sono molte, addirittura 30, o poche meno, le ferite da coltello sul collo della donna. Spetterà agli esperti stabilire se si tratti di ferite compatibili tout-court con un atto autolesionistico. Sulla piccola Elisa sono invece state riscontrate poche ferite, quattro o cinque, sempre al collo.

Altro nodo da sciogliere riguarda l'orario presunto della morte. Stando a quanto si è potuto apprendere, il medico del 118 che ha constatato i decessi, nel suo verbale, non avrebbe indicato un'ora approssimativa. E sul posto, dopo il ritrovamento dei corpi, non sarebbe intervenuto un medico legale. Gli esperti che hanno eseguito l'autopsia dovranno dunque cercare di ricostruire anche questo aspetto a partire da altri dati oggettivi.

Ci sono poi alcuni elementi emersi nel corso del sopralluogo nell'appartamento di viale Giulio Cesare, che necessitano di essere chiariti. Nella parte interna della serratura della porta di casa, la polizia scientifica avrebbe repertato un arnese, una sorta di piccolo cacciavite, inserito all'interno. L'aveva messo Alessia, forse per rendere più difficoltoso l'inserimento delle chiavi dall'esterno? Voleva quindi impedire ad altri di entrare in casa? L'arnese è stato sequestrato, per essere analizzato. Ma c'è un altro particolare abbastanza strano. Sui fornelli in cucina è stata trovata una pentola contenente acqua e della pasta, non portata a cottura. Evidentemente Alessia - che prima aveva dato da mangiare alla bambina - aveva messo su l'acqua, l'aveva portata a ebollizione, per poi buttare la pasta a cuocere. Il fornello, però, è stato spento prima che la pasta arrivasse a cottura. Possibile che, prima di uccidere e uccidersi, Alessia avesse pensato a farsi da mangiare? È probabilmente ciò che si chiede il padre della donna, Alessio Olimpo, che alle 14 ha avuto una conversazione telefonica con la figlia (è stato l'ultimo a sentirla viva) e sostiene che in quel frangente sembrava tranquilla.

La squadra mobile della questura sta cercando di ricostruire nei dettagli gli orari del giorno della tragedia e di quello precedente. Già da venerdì Alberto Calderoli, il marito di Alessia, era a un convegno di odontoiatria a Riva del Garda. Nella notte tra venerdì e sabato il padre di Alessia si è trattenuto a dormire a casa della figlia, per non lasciarla sola, andandosene al mattino del sabato. Verso le 10 il marito Alberto ha telefonato ad Alessia e l'ha sentita per l'ultima volta, sentendo anche la bambina, che rideva. Un po' più tardi Alessia ha ricevuto la visita dei suoceri, Guido e Rosalba Calderoli, che si sono trattenuti circa un'ora a far giocare la piccola Elisa, andandosene prima di pranzo. Alle 14 Alessandro Olimpo ha telefonato alla figlia, trovandola tranquilla. Pochi minuti dopo il marito Alberto ha tentato di chiamarla, ma la donna non ha risposto. Da qui al ritrovamento dei cadaveri, verso le 18,30, sono trascorse quattro ore abbondanti. Quando è avvenuto con esattezza il decesso? «Il padre e il fratello di Alessia vogliono certezze sulla dinamica dei fatti», ha dichiarato il loro avvocato, Marcella Micheletti. Per questo hanno nominato come consulente anche il genetista forense Giorgio Portera, ex Ris (lo stesso del caso Yara Gambirasio) affinché li aiuti nella interpretazione della scena del delitto. Ma secondo gli inquirenti è molto improbabile una ricostruzione alternativa a quella dell'omicidio-suicidio. Il pm Franco Bettini, comunque, ha disposto accertamenti scrupolosi su tuta la vicenda. In quest'ottica sono state riscontrate le dichiarazioni di Alberto e Guido Calderoli (essendo stati loro ad aver trovato i corpi). Gli abiti che indossavano al momento del ritrovamento sono stati sequestrati per la ricerca di eventuali tracce: ricerca negativa. Riscontri sono stati effettuati con l'albergo che ospitava il dentista in trasferta per il convegno, sul tracciato del suo telepass e del suo telefonino. Tutto conferma le sue dichiarazioni.

Da mercoledì sera le salme di Alessia Olimpo e della figlia Elisa Calderoli sono state trasferite al Monterosso, nella cappella accanto alla chiesa parrocchiale del quartiere, dove sarà allestita la camera ardente, dalle 7,30 alle 20 di venerdì. Nella stessa chiesa venerdì alle 20 si terrà la veglia funebre per Elisa (che riposa in una piccola bara bianca) e la sua mamma. La cappella è la stessa che ospitò la camera ardente del calciatore Piermario Morosini, morto il 14 aprile 2012 a Pescara, durante Pescara-Livorno, per una cardiomiopatia. Il calciatore era infatti originario del Monterosso.
Sabato alle 10 nella chiesa parrocchiale del Monterosso saranno celebrati i funerali per i quali è prevista una grande partecipazione.

a.ceresoli

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