Domenica 13 Aprile 2014

«Io amo Santa Caterina»
La proposta: togliamo le auto

Una notte in Borgo Santa Caterina
(Foto by Colleoni foto)

Abito in Borgo Santa Caterina da quando vivo a Bergamo, e cioè da poco più di un anno e mezzo. Il Borgo mi piace moltissimo: mi incanta il suo antico tracciato sinuoso e irregolare, mi affascinano le sue variopinte «case di borgo» e trovo effervescente e stimolante anche l’ambiente sociale: apprezzo molto la composizione mista, un po’ classe media, generalmente giovane, e un po’ ceti popolari, che invece vivono qui da sempre, così come mi attraggono

l’animazione dei commerci, la socialità vivace, gli scambi continui. Mi piace moltissimo anche il fatto che, per i bergamaschi, questa via abbia un significato culturale, sentimentale, mi verrebbe da dire positivamente «identitario» che molti altri luoghi della città non hanno o hanno definitivamente perduto.

Insomma, lo dichiaro senza pudori: amo questo borgo; ai miei occhi, per il mio personalissimo gusto, è il luogo migliore dove vivere in tutta la città. Meglio, sempre per me si intende, persino dell’incantevole, ma più «spenta» e socialmente desolata, Città Alta, nella quale pure trascorro buona parte delle mie giornate. Il piacere di vivere nel Borgo d’oro per me non diminuisce nemmeno la sera, quando si anima la cosiddetta «movida bergamasca», al centro delle polemiche di questi giorni. Non ho perso, per questo motivo, nemmeno un’ora di sonno. Eppure abito proprio lì, «dove le cose avvengono», a pochi metri dall’incrocio con via dei Celestini. Con le finestre (dotate di doppi vetri) chiuse, percepisco al più un sordo e lontano rumore di fondo proveniente dalla strada, che non mi ha mai impedito di leggere, cenare, lavorare al computer, dormire, insomma di fare la mia vita normale. La situazione peggiora decisamente solo in piena estate quando non si possono più tener chiuse le finestre e il rumore invade la mia casa senza dare scampo. Ma per fortuna la canicola qui dura poco: Bergamo non ha il clima di Palermo o di Tunisi e il disagio si limita a poche settimane.

Il fenomeno della «movida» ha dimensioni globali ed è conseguenza degli impressionanti cambiamenti negli stili di vita delle giovani generazioni. Se ripenso alla mia giovinezza nella tristissima e cupa Torino dei primi anni Ottanta, dove per trovare un pub aperto dopo le nove di sera bisognava fare chilometri, attraversando strade popolate da «tossici» che si bucavano, rapinatori e ladruncoli, ecco, se ripenso a tutto questo, beh non mi sento proprio di augurare ai ragazzi di oggi un ritorno all’indietro nel tempo, alle malinconie metropolitane dei decenni passati. Né credo che stare in strada a chiacchierare con gli amici e a bere una birra possa essere rubricato come un gesto criminale, un attentato alla pubblica sicurezza o alla decenza. Su questo punto voglio essere chiaro: sono contrario a qualsiasi forma di «militarizzazione» del quartiere, all’invio, in questa strada felice e civile, di militari, forze aree e navali, truppe speciali e cose del genere. Non ve ne è bisogno.

Quel che è certo è che il fenomeno va ragionevolmente regolato, che i gestori dei locali debbono pensare non solo ai propri legittimi interessi, ma anche a rispettare tutte le norme che le autorità comunali hanno emanato ed emaneranno per proteggere, insieme a quelli dei ragazzi, i diritti dei residenti. In alcune città italiane la movida è degenerata e ha assunto un carattere davvero molesto e mostruosamente chiassoso. Non mi sembra questa la nostra situazione. Non ancora perlomeno. Dobbiamo impegnarci perché non lo diventi mai. Senza esagerare nella repressione, così come nell’indulgenza colpevole verso chi viola leggi e regolamenti.

E però non basta. Perché il Borgo è un patrimonio straordinario per tutta la città e si merita qualcosa in più di una semplice mediazione tra interessi in conflitto. Io credo si meriti un progetto per il futuro, una visione per gli anni a venire. Con molta modestia, vorrei avanzare la mia: io vorrei un Borgo liberato dal traffico, nel quale sia possibile godere appieno, passeggiandovi nel centro, la bellezza delle case, il fascino di alcuni angoli, gli scorci su Città Alta. Oggi, il passaggio di auto nella via è impressionante e rappresenta, anche in ragione della peculiare pavimentazione, la principale fonte di inquinamento acustico per molti residenti. Altro che movida! Se apro le mie finestre durante il giorno mi sembra di vivere sopra una pista di Formula Uno. Per non parlare delle code infinite nelle ore di punta, dei clacson, dei parcheggi in doppia fila, dei marciapiedi ridotti ad uno sputo per lasciar spazio alle auto, degli autobus che fanno tremare vetri e soffitti. Se limitassimo il traffico, avremmo, in questa via stretta ed antica, un angolo di Firenze sotto le Alpi. Un luogo da amare e frequentare per tutti. È solo un’idea. Ma forse vale la pena di cominciare a pensarci. Al di là della movida e dei conflitti di interesse.

Marco Marzano

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