Mercoledì 28 Maggio 2014

Arrivati a Roma i bimbi congolesi
La gioia di una coppia di Brignano

I genitori abbracciano i loro figli dopo l'arrivo dell'aereo, con a bordo i 31 bambini congolesi adottati da genitori italiani, all'aeroporto di Ciampino dall'aeroporto di Kinshasa in Congo

«Una grande emozione, abbiamo tutti pianto e gioito e l’arrivo di questi 31 bambini congolesi adottati da famiglie italiane è d’auspicio per tutti coloro che non hanno ancora completato il processo d’adozione di cui non ci dimenticheremo e per i quali lavoreremo con grande impegno». È questo il commento della deputata Pd e componente della commissione Esteri Lia Quartapelle, presente mercoledì mattina all’aeroporto di Ciampino per accogliere i bambini provenienti dal Congo.

La gioia è soprattutto delle famiglie che hanno aspettato a lungo questi bambini. Tra queste ci sono anche Antonio e Lara Marioni, la coppia di Brignano che da mesi aspetta di portare in Italia il figlio di 5 anni. Si chiude così il caso scoppiato tra settembre e ottobre, quando il governo congolese aveva bloccato tutti i visti d’uscita dei bimbi a causa di alcune irregolarità nelle adozioni effettuate da genitori di Paesi non europei.

Lo scorso inverno i Marioni e altre 23 famiglie erano stati al centro di un caso internazionale scoppiato nella Repubblica del Congo. Tutte quante, completato il lungo iter per le adozioni internazionali (che nel caso dei Marioni è durato tre anni) si erano recate nello Stato africano per prendere il loro bambino e tornare in Italia. A causa, però, di irregolarità riscontrate in casi di adozioni verificatisi in alcuni Paesi non europei (si dice Canada e Stati uniti), il governo congolese si era rifiutato di concedere il visto di uscita per la necessità, dichiarata, di verificare tutte le adozioni in corso. Le famiglie erano rimaste in Congo, nella capitale Kinshasa, più di due mesi nella speranza che questo visto arrivasse. Alla fine, purtroppo, erano state costrette a fare ritorno senza i loro bambini.

Antonio e Lara Marioni, che sono stati sempre seguiti dalla «Enzo B.», associazione esperta in adozioni internazionali, erano partiti il 29 ottobre per poi fare ritorno la prima settimana di gennaio. Là avevano trascorso ogni giorno insieme al loro bambino (di cui preferiscono non rivelare ancora il nome) comprese le feste natalizie. Si capisce, quindi, come sia stato molto duro il distacco: «Questi quattro mesi e mezzo passati senza il nostro bambino – afferma ancora Antonio – sono stati certamente non molto facili . È stato però proprio lui a darci la forza. Settimanalmente comunicavamo fra di noi via Skype e non l’abbiamo mai visto o sentito abbattuto».

Le diplomazie internazionali hanno, comunque, continuato a lavorare e lunedì è arrivato inaspettato l’annuncio che le autorità congolesi avevano convocato gli ambasciatori di Italia, Francia, Belgio, Stati uniti e Canada per annunciare loro che il tanto atteso visto di uscita per i bambini adottati era stato concesso. È stato lo stesso presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi a dare la notizia annunciando, attraverso un messaggio sul socialnetwork Twitter: «Ho appena dato il via libera: un aereo della Repubblica italiana parte per il Congo per riportare i bambini adottati bloccati da mesi».

Ai Marioni la notizia è stata data dal ministero degli Esteri; è arrivata inattesa, e per questo la gioia per loro è stata ancora più grande. Con il loro bambino avevano parlato la settimana scorsa, non certo però trattando l’argomento ritorno a casa: «Sulla questione c’era infatti un silenzio totale – afferma Antonio – con il ministero degli Esteri siamo, comunque, sempre stati in contatto. Anche l’associazione “Enzo B.” ci è sempre stata vicino. Di tutti loro ora non possiamo che tessere le lodi».

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