Domenica 13 Luglio 2014

Bossetti ai giudici: il test del dna?

l’avrei fatto se me lo avessero chiesto

Massimo Bossetti scortato dalle forze dell’ordine

«Come si pone di fronte a questa contestazione?». «Innocente». Carcere di via Gleno, Bergamo, giovedì 19 giugno, ore 9,36. A porgere la domanda è il giudice per le indagini preliminari Ezia Maccora, a rispondere è Massimo Bossetti, l’artigiano edile di Mapello fermato con l’accusa di aver ucciso Yara. La «sua» verità è contenuta in un verbale di 67 pagine, quello dell’interrogatorio di convalida del fermo, fitte di quesiti a cui non si sottrae.

Assistito dall’avvocato Silvia Gazzetti, nell’interrogatorio Massimo Bossetti ricostruisce la serata del 26 novembre 2010, quella in cui Yara sparì e fu uccisa. «L’ho trascorsa a casa», afferma il muratore. «Come fa a ricordare a distanza di tanto tempo?», ribatte il gip. «Perché sono una persona metodica e abitudinaria: torno dal lavoro, faccio la doccia, guardo i quaderni dei bambini, giochiamo un po’, poi mi metto sul divano e spesso mi addormento per la stanchezza. Faccio sempre le stesse cose».

Poi il gip arriva al dunque: «Come spiega la presenza del dna sugli indumenti di Yara?». La risposta è secca: «È impossibile, non ho mai fatto male a nessuno». Soltanto nell’interrogatorio successivo, quello di martedì scorso chiesto al pm, Bossetti inizierà a proporre ipotesi alternative per giustificare la presenza delle sue tracce sulla vittima, pare facendo riferimento all’epistassi (perdita di sangue dal naso) che lo coglie anche sul lavoro e a un possibile utilizzo di suoi attrezzi da parte di altri.

Ecco, mamma Ester: sapeva Bossetti che era stata sottoposta al test del dna nell’estate del 2012? «Lo sapevo, ne avevamo parlato. Lei mi chiese se avevano chiamato anche me e io risposi di no, ma che se lo avessero fatto sarei andato subito, ben venga». Interviene il pm Ruggeri: «Lei non è convinto che Guerinoni sia suo padre?». «Impossibile». « Non ne aveva mai parlato con sua madre?». «Mai».

Leggi le tre pagine dedicate all’argomento su L’Eco di Bergamo del 13 luglio

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