Domenica 13 Luglio 2014

Calderoli: ecco il nuovo Senato

Immunità giusta, vi spiego perché

Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (s), Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro, in Commissione Affari CostituzionaliGIUSEPPE LAMI

Le ultime foto lo ritraggono insieme al ministro Boschi e alla senatrice Finocchiaro, reduce da un infortunio che ha gli ha provocato la frattura di due dita e due vertebre. «Come quel calciatore del Brasile, Neymar. Sono reduce da un altro controllo in ospedale, il decorso è un po’ lungo ma tiriamo avanti».

Roberto Calderoli non ha mai voluto mollare i lavori della commissione Affari costituzionali del Senato. Quando ci è tornato, l’altro giorno, tutti gli hanno tributato un applauso. Da domani invece sarà battaglia in aula, perché l’accordo in Commissione passa al vaglio del Senato.

Renzi oggi la elogia pubblicamente come l’uomo delle riforme. Eppure in passato non era stato molto tenero con lei...

«In realtà con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto, fin dai tempi in cui lui era sindaco e io ministro con delega agli enti locali».

Si aspetta ostruzionismo in aula? Verranno presentati molti emendamenti?

«Altroché. Mi aspetto mille, duemila emendamenti. È inevitabile, ma non dobbiamo avere un’eccessiva fretta quando in ballo ci sono delle riforme costituzionali. Bisogna andare avanti come i vecchi diesel che si accendono e poi proseguono inesorabili ma senza strappi o accelerazioni. Per questo dico che la fretta del premier mi pare eccessiva. Ci vorranno almeno due settimane. Lui voleva fare tutto entro maggio..».

Che giudizio dà dell’accordo? Il testo è stato molto criticato non solo dai Cinque Stelle, soprattutto per quanto riguarda l’immunità dei senatori...

«E quella in un certo senso è stata la nostra fortuna, perché mentre tutti si sono interessati dell’immunità e all’elezione diretta noi potevamo lavorare in pace al migliore dei testi possibili. Pensi solo al fatto che nell’elezione del presidente della Repubblica abbiamo alzato tutti i quorum. Il Parlamento potrà votare con maggioranza assoluta solo dopo la nona votazione. Questo spingerà a una maggiore concertazione nella scelta del capo dello Stato».

Come esponente della Lega si ritiene soddisfatto?

«Sì, perché li abbiamo costretti a una prospettiva diversa. Loro dicevano: tutto è dello Stato. Noi abbiamo preso quelle parti che oggettivamente dovevano essere date alle Regioni e le abbiamo specificate, definite. I servizi sanitari, ad esempio, le competenze sono regionali, ma i parametri e i costi standard sono fissati dallo Stato».

Il Senato si riduce a cento senatori. È soddisfatto?

«Abbiamo scelto come termine di riferimento il Senato statunitense. Come composizione credo che sia un numero corretto. È un numero congruo, però per un bilanciamento è necessario procedere anche alla riduzione del numero dei deputati. Su questo farò una battaglia in aula. Io ne vorrei 200».

Resta il fatto che i senatori godono dell’immunità. Così, nel caso finiscano sotto inchiesta, possono evitare l’arresto, magari per fatti concernenti la loro attività in Regione...

«Io sono contrario all’immunità. Ma deve essere tolta a tutti. Se l’immunità rimane per i deputati perché non dovrebbe rimanere anche per i senatori, che tra l’altro sono chiamati a legiferare su materie importanti, come le riforme costituzionali e l’elezione del capo dello Stato, dei membri della Consulta e del Consiglio superiore della magistratura?».

Leggi l’intervista completa L’Eco di Bergamo del 13 febbraio

© riproduzione riservata