Case dell’Inpdap svendute  Affitti di 200 euro al mese
Il complesso residenziale di proprietà dell’Inps (ex Inpdap) tra le vie Borfuro e Sant’Orsola (Foto by Foto Bedolis)

Case dell’Inpdap svendute

Affitti di 200 euro al mese

In via Borfuro e Sant’Orsola: gli immobili sono definiti «di pregio». L’ex inquilino Grasso: «Il canone mai adeguato, ma nessun privilegio».

Tra via Sant’Orsola e via Burfuro sorgono alcuni edifici di proprietà dell’Inps – dunque dello Stato – nei quali numerosi inquilini pagano da anni un affitto irrisorio rispetto alla posizione dell’edificio, in pieno centro, e al fatto che gli immobili siano stati giudicati – per combinazione quattro mesi dopo un’asta che permise a 16 persone di aggiudicarsi altrettanti appartamenti a soli 1.100 euro al metro quadro – «di pregio».

Il decreto di riclassificazione degli immobili arrivò nel 2002: appunto quattro mesi prima l’Inpdap, l’allora Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (poi soppresso nel 2013, con relative funzioni e proprietà trasferite all’Inps) aveva bandito un’asta per vendere 25 delle unità immobiliari delle palazzine, costruite negli Anni Sessanta dall’allora Cps, la Cassa per le pensioni ai sanitari.

La base d’asta fu di soli 997 euro al metro quadro: 16 persone si aggiudicarono le aste a 1.100 euro al metro quadro. La successiva, e quasi immediata, riclassificazione come immobili di pregio li ha poi fatti rivalutare, di fatto trasformando in un affare l’acquisto effettuato soltanto quattro mesi prima. Tra gli inquilini – anzi, ex inquilino, visto che ora vive altrove – c’è anche l’ex presidente (ora in pensione) della Corte d’Assise di Bergamo, Armando Grasso: ha vissuto in un appartamento di via Sant’Orsola per 32 anni, fino a tre anni fa, pagando un affitto di 200 euro al mese, che arrivavano a 380 comprendendo le spese condominiali e le utenze. Interpellato sulla vicenda, l’ex magistrato nega però di essere stato un privilegiato: «Abitavano decine di persone, non soltanto un magistrato – sottolinea Grasso – e ora mi spiace che passi l’idea che la categoria dei magistrati sia stata privilegiata, perché non è così. Il canone richiesto non era mai stato adeguato, non saprei il motivo. Punto: di più preferisco non aggiungere su questa vicenda».

C’è poi un altro capitolo della vicenda e riguarda il parcheggio che si trova ai piani interrati dello stesso complesso residenziale: per quasi trent’anni è stato affittato sempre dall’Inps all’irrisoria cifra di 100 euro (più 8 centesimi) al mese a due gestori, ai quali la struttura aperta al pubblico rendeva fino a mezzo milione l’anno. In seguito il contratto è stato ridefinito e il parcheggio assegnato a un’altra società, che paga 19 mila euro al mese.


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