Sabato 01 Marzo 2014

Caso ultrà, il pm è sarcastico:

«Associazione? Serve il notaio»

Scontri allo stadio

«Ma serve che sia registrata da un notaio un’associazione per delinquere, per riconoscerne la sussistenza?». È il sarcastico commento del pm Carmen Pugliese, ieri, all’uscita dall’aula di Tribunale.

Il gup Patrizia Ingrascì ha ritenuto insussistente l’accusa di associazione per delinquere nei confronti del Bocia, cinque suoi fedelissimi e Daniele Belotti (concorso esterno).

È la seconda bocciatura del teorema accusatorio, dopo quella incassata a suo tempo dal gip, in sede di emissione delle misure cautelari (il magistrato aveva chiesto il carcere per il Bocia, ma l’istanza fu rigettata e per il capo ultrà fu stabilito «solo» un divieto di dimora a Bergamo).

«Serviva una decisione coraggiosa, e invece...» osserva il pm, che comunque si dice pronta a impugnare la sentenza. Anche venerdì in udienza Carmen Pugliese ha dato battaglia, in particolare dopo le dichiarazioni spontanee rese da Galimberti, che intendeva riabilitare agli occhi del giudice l’immagine della Curva, descrivendone la forza aggregativa ed elencando le numerose iniziative di solidarietà e beneficenza.

«È inutile che adesso Galimberti venga qua con i suoi santini: la Curva è come dottor Jekyll e Mr. Hyde. Faranno anche attività benefiche, non ne dubito, ma non è questo il punto: la Curva è come dottor Jekyll e Mr. Hyde, qui siamo in Tribunale e si discute dei reati che hanno commesso». Per il pm le violenze compiute negli ultimi anni dagli ultrà, le radunate sediziose, le aggressioni, le minacce alla polizia, non sono state frutto di azioni estemporanee di singoli, ma di un organico disegno criminoso, messo in atto da un’organizzazione che ha un suo vertice (il Bocia) e una sua struttura, con sedute al covo per definire strategie, batterie di picchiatori, vedette

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