Dalmine, cimitero devastato
È ancora la banda del rame

Non hanno mostrato il minimo rispetto per il luogo e nemmeno un briciolo di pietà per i defunti e per il dolore dei loro familiari. Si sono avventati su decine e decine di tombe, devastandole al solo scopo di rubare i portavasi di rame.

Non hanno mostrato il minimo rispetto per il luogo e nemmeno un briciolo di pietà per i defunti e per il dolore dei loro familiari. Si sono avventati su decine e decine di tombe, devastandole al solo scopo di rubare i portavasi di rame, abbandonando poi cumuli di terra, piantine e fiori lungo i vialetti.

È stata una sorpresa amarissima quella che sabato mattina 25 gennaio al cimitero di Dalmine, in via Rimembranza, si è presentata agli occhi dei cittadini che si sono recati a far visita ai propri defunti: una vera e propria profanazione compiuta dalla banda del rame nella notte tra venerdì 24 e sabato 25.

Prese di mira una cinquantina di tombe, quasi tutte situate lungo il lato sinistro del camposanto. Un episodio simile era già accaduto qualche settimana fa e aveva riguardato altre tombe sempre disposte lungo il lato sinistro rispetto all’ingresso del cimitero, ma stavolta pare che i ladri abbiano passato ogni limite.

Dopo aver scavalcato la recinzione, hanno cominciato a svuotare le fioriere delle tombe di interi vialetti, alcune anche di grandi dimensioni, per togliere il rivestimento interno in rame. In alcuni casi, trovando difficoltà a sollevare i vasi, a causa del peso o del fatto che il rivestimento con il tempo aveva aderito ai bordi rimanendo incollato, non si sono fatti scrupoli e li hanno distrutti, prendendoli a calci oppure colpendoli con un martello. Non contenti, hanno poi gettato per i viali le piantine e i fiori assieme a grossi cumuli di terra.

«Provo un senso di disgusto e di rabbia – aggiunge un signore – perché perfino i primitivi mostravano rispetto per i morti. Qui siamo andati oltre la barbarie e chi si comporta in questo modo, giocando col dolore delle persone, non deve farla franca».

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