Lunedì 07 Luglio 2014

Dalmine ricorda il bombardamento

Beschi: la pace è sempre da costruire

La Messa celebrata dal vescovo Francesco Beschi per ricordare il bombardamento
(Foto by Yuri Colleoni)

La sirena della Dalmine, la cui «voce» si doveva sentire per rievocare l’orario in cui il 6 luglio del 1944 veniva bombardato lo stabilimento, ha cominciato a suonare nell’esatto istante in cui il vescovo Francesco Beschi, durante la consacrazione, ha alzato il calice del vino.

Una coincidenza che, verificatasi durante la Messa di commemorazione, nel 70° anniversario del bombardamento alleato che ha provocato 278 morti, anche se più o meno prevista dall’organizzazione, assume un significato particolare.

Per i cristiani, infatti, durante la consacrazione, il vino contenuto nel calice diventa il sangue di Cristo, e per questo il ricordo corre a quel sangue versato esattamente a quell’ora, esattamente in quel luogo, esattamente settant’anni fa: la sirena ha fatto sentire la sua voce più volte, mentre i sacerdoti presenti sull’altare posto di fronte alla direzione dello stabilimento e tutta l’assemblea osservavano un momento di silenzio.

Ieri quello del suono della sirena è stato il momento più toccante, ma tutta la mattinata di commemorazione può essere descritta attraverso suoni e silenzi. Monsignor Beschi, durante l’omelia, ha parlato infatti di «fragori» quando ha osservato che nella piazza c’erano «uomini e donne anziane che hanno vissuto la guerra e che ricordano i fragori dei bombardamenti».

E ha aggiunto «che i figli e i nipoti non dimentichino questi fragori».

Durante la celebrazione si sono visti alcuni aerei in partenza da Orio al Serio sorvolare come di routine i cieli di Dalmine, ed è stato significativo tornare indietro nel tempo con la mente, e immaginare che settant’anni fa il rombo dei motori degli aerei, a differenza di oggi, metteva paura. Monsignor Beschi ha parlato più volte del fatto che la pace va costruita quotidianamente. «I tentativi dell’uomo di costruire la pace - ha affermato - non sono mai definitivi. La pace appartiene sempre al futuro, nel senso che è sempre da costruire.

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