Martedì 03 Giugno 2014

Don Piero, sacerdote da 75 anni

Una vita all’ombra del Resegone

Don Piero Arrigoni

«Se arrivo al 18 dicembre divento secolare». Don Piero si lascia andare a un sorriso libero. A cento anni si è liberi davvero. Se anche l’età costringe il corpo a piegarsi ad amari compromessi che riducono i confini delle passeggiate, che rallentano il passo e che faticano a comprendere le voci sussurrate, il cuore a cent’anni si libera. Secolare come un vecchio albero questo don Piero. «Sono un prete vecchio. Bergamasco di nascita e milanese nella Chiesa», così si presenta e ancora sorride.

Don Piero Arrigoni, da buon uomo e prete di montagna, sulla vetta del secolo e dei 75 anni di sacerdozio (martedì 3 giugno i festeggiamenti), posa a terra lo zaino e guarda il sentiero percorso, i passi ancora da fare, gli amici che sostano con lui. Don Piero guarda il cielo e le rocce delle Grigne che disegnano il loro profilo proprio davanti al balcone della sua casa a Caglio, in provincia di Como. E ricorda.

Il suo viaggio è iniziato il 18 dicembre 1914 a Vedeseta, in cima alla Valle Taleggio, allora appartenente alla diocesi di Milano. Famiglia povera, in un paese a quel tempo molto povero. Il giovane Piero studia in Seminario, ma durante le vacanze è in alpeggio con la famiglia. Lavoro, onestà e fede profonda, questo si mangiava in casa insieme alla polenta. Vivere da giovane la prima metà del Novecento significa sentire addosso il fiato della guerra. Le famiglie pagavano ancora il prezzo della Prima guerra mondiale, mentre già ci si buttava in un altro tremendo conflitto. E chi già era povero scivolava nella miseria.

Don Piero, ordinato sacerdote nel 1939, viene subito inviato a Morterone, piccolissima comunità della diocesi di Milano: 139 anime per la precisione, una decina di famiglie per l’esattezza, dieci o dodici figli in ogni casa, tanti bambini piccoli. A Morterone non ci arrivava la strada, bisognava salire a piedi.

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