Venerdì 11 Luglio 2014

«Ero a Chignolo per lavoro»

Ma non risulta nessuna fattura

Il campo di Chignolo d’Isola, dove è stato ritrovato il corpo senza vita di Yara Gambirasio

Il 6 dicembre 2010 Massimo Bossetti è a Chignolo. Ma non è lì per motivi legati al suo lavoro: nel registro delle fatture che il magazzino di materiale edili e ferramenta dove il muratore si rifornisce gli ha rilasciato tra il 2008 e il 2013, la data del 6 dicembre 2010 non c’è.

È una data che gli inquirenti hanno segnato in rosso: non solo Yara Gambirasio è scomparsa da 10 giorni e due giorni prima - il 4 dicembre - i carabinieri arrestano il marocchino Mohammed Fikri con l’accusa di averla rapita, ma è anche la prima volta dal 26 novembre che il cellulare di Bossetti (per la precisione la sua utenza, ovvero la sua sim) aggancia la cella telefonica che copre anche la zona del campo di via Bedeschi, dove solo l’assassino sa che lì c’è la piccola Gambirasio poi ritrovata il 26 febbraio 2011.

Cosa ci faceva il muratore quel giorno e a quell’ora - dopo le 18 - a Chignolo? Tornava sul luogo del delitto? Oltre a dichiararsi innocente, Bossetti al gip dirà di non ricordare e che, in ogni caso, era solito andarci per i rifornimenti di materiali edili a cui, generalmente, abbinava una tappa a un bar - pizzeria di via Donizetti, in centro.

Ma il sospetto degli investigatori è che sia andato lì per controllare, nascosto dal buio, se nel campo di via Bedeschi era tutto come prima. Se la tredicenne era ancora lì dopo l’arresto del marocchino o forse perché non gli sembrava vero che la ragazzina non fosse stata ancora trovata. Ma - e questo è un punto a favore di Bossetti - è possibile che un assassino - sempre che sia lui - che s’è preso la briga di spegnere il cellulare prima della scomparsa di Yara e di far sparire la batteria di quello della vittima, corra il rischio di essere scoperto a Chignolo senza nemmeno la «pezza» di una fattura?

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