Sabato 22 Marzo 2014

Formaggi Principi delle Orobie

Carta per valorizzare il territorio

Una forma di Strachitunt

Una rapida lettura dell’elenco (Agrì Valtorta, Bitto storico, Branzi, Formai de Mut dell’alta Valle Brembana, Stracchino e Strachitunt, per un totale di tre Dop e tre presidi Slow Food) basta a far venire l’acquolina in bocca. Ma dietro l’accordo siglato tra i «Formaggi Principi delle Orobie» per riunire sotto un unico marchio sei eccellenze casearie delle nostre montagne, c’è ben di più della voglia (sacrosanta) di promuovere i prodotti del territorio: lo sguardo si allarga anche a un turismo in chiave agroalimentare, alla valorizzazione delle tradizioni locali, alla tutela del paesaggio e del lavoro nelle valli.

Temi che si sposano a meraviglia con quelli dell’Expo 2015, e infatti i sei formaggi sono stati scelti da Slow Food per accogliere le delegazioni internazionali che arriveranno alla manifestazione: nella «Piazza dei sapori», per una decina di giorni nella fase iniziale di Expo, ci saranno in vetrina (e in degustazione) proprio queste eccellenze locali. I numeri sono da capogiro: si parla di almeno cinquemila passaggi al giorno. Un trampolino di lancio senza pari per un progetto – a cavallo tra Bergamo, Lecco e Sondrio - a cui si lavorava già da tempo, e che venerdì mattina è stato presentato ufficialmente nello Spazio Viterbi della Provincia.

Sono sette le realtà imprenditoriali che hanno messo in moto i «Principi delle Orobie»: azienda agrituristica Ferdy Quarteroni di Lenna, Casarrigoni di Taleggio, Latteria Sociale di Branzi, Latteria Sociale di Valtorta, società agricola Guglielmo Locatelli di Vedeseta, cooperativa Sant’Antonio di Vedeseta e società Bitto Trading di Gerola Alta (Sondrio). «Molte delle nostre aziende sono piccole, non troppo strutturate – dice Francesco Maroni, direttore della Latteria sociale di Branzi e presidente di Fiera San Matteo -. Per questo è fondamentale creare sinergie per non essere soli, portare avanti la qualità dei nostri prodotti ed evitare il rischio di mistificazioni». Difendendo quel concetto di «origine» su cui si è soffermato Piero Sardo, presidente della fondazione Slow Food per la biodiversità: «L’ iniziativa va proprio nella direzione che Slow Food ama – ha detto Sardo -. Queste produzioni di eccellenza possono garantire un afflusso turistico, e allo stesso tempo mettere al centro il legame tra un prodotto e il suo territorio. Un argomento di stretta attualità anche nella discussione tra Europa e Stati Uniti: oltreoceano puntano tutto sul marchio, mentre per noi il concetto di origine è imprescindibile». «Non si è mai visto un progetto così - riassume Paolo Ciapparelli, presidente del Consorzio Bitto Storico -: i formaggi diventano volano per il territorio». Anche attraverso dei percorsi e itinerari a tema: «Stiamo lavorando al “fuori Expo” », dice Silvio Magni di Slow Food Valli orobiche. E se il progetto dei «Principi» viaggia tutto sulle spalle degli imprenditori, non manca l’auspicio di un’attenzione da parte delle istituzioni. I cui rappresentanti hanno espresso il loro plauso al progetto: «Quando i bergamaschi sanno fare sistema ottengono grandi risultati» ha detto l’assessore provinciale Silvia Lanzani. «In un momento di crisi, questo è un segnale importante», fa eco il presidente della Comunità montana Valle Brembana Alberto Mazzoleni. E a legarsi all’Expo è anche un altro progetto nato nell’ambito di Fiera San Matteo: quello della polenta taragna orobica, con il successo della sagra avviata due anni fa.

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