«I nostri ospedali sono malati»
Il malcontento finisce su una lettera

«All’ospedale di Romano c’è un reparto - quello di terapia intensiva post-operatoria -, pronto da anni e mai entrato in funzione. In quello di Calcinate non c’è più un primario» Problemi anche a San Giovanni Bianco. Ora una lettera racconta il malcontento delle strutture sanitarie.

«All’ospedale di Romano c’è un reparto - quello di terapia intensiva post-operatoria -, pronto da anni e mai entrato in funzione. In quello di Calcinate non c’è più un primario. Quello di San Giovanni Bianco chiede da anni, senza esito, di poter entrare nell’Azienda ospedaliera di Bergamo, decisamente più vicino di quella di Treviglio». Tutti tre chiedono una serie di varie ed eventuali da tempo, troppo. Così i sindaci dei tre paesi - Lamera per Romano, Gianfranco Gafforelli per Calcinate e Marco Milesi per San Giovanni Bianco -, insieme a Vittorio Milesi di San Pellegrino , hanno scritto all’assessore regionale alla Salute, il vicepresidente Mario Mantovani, per fare il punto su un malcontento che a loro avviso ha raggiunto il livello di guardia, sferrando un attacco non proprio di fioretto all’Azienda ospedaliera di Treviglio, accusata di «assoluta indifferenza e mancanza di attenzione per il territorio».

Nell’invito indirizzato a Mantovani per dare più di un’occhiata a come sono messi i tre presidi, i sindaci fanno il punto uno per uno sulle criticità «medesime e generalizzate sui tre poli», che «mortificano l’impegno e gli sforzi dei team ospedalieri». Si sono evidenziate «fortissime carenze organizzative e di gestione» che impediscono di «rispondere prontamente alle esigenze del territorio». Tre ospedali «malati», insomma. In vista della riorganizzazione della rete ospedaliera lombarda, i sindaci chiedono l’intercessione dell’assessore regionale.

L’elenco delle cose da rivedere è lungo e circostanziato: a Romano non c’è un anestesista rianimatore in servizio h24. In più, «il Pronto soccorso non può basarsi su figure mediche non dipendenti stabilmente bensì varie e provvisorie come quelle fornite dall’appalto con una cooperativa che opera addirittura su tutto il territorio nazionale: medici provenienti da tutta Italia che arrivano nei nostri pronto soccorso a coprire turni di servizio, per poi sparire. Una pratica disdicevole, con rischi pesantissimi per la salute e la sicurezza dei pazienti. Altra assurdità, il piccolo reparto di terapia intensiva post - operatoria è pronto da anni, ma langue vuoto e disabitato in attesa di essere utilizzato. Altro discorso, quello dell’ortopedia e traumatologia: anche in considerazione dell’arrivo della Brebemi, ci rendiamo conto che l’ospedale di riferimento sarà Bergamo con il Trauma center adeguato per la cura dei feriti in strada. Non ha senso che Romano voglia competere, con spreco di risorse ingiustificabile. Però per il nostro reparto il lavoro non è calato ma il personale sì. Più volte abbiamo proposto di realizzare il Trauma center geriatrico, ma nessun progetto ha trovato accoglienza».

«Qui a Calcinate si naviga a vista» dice il sindaco Gafforelli, da 33 anni dipendente dell’ospedale di cui ora è responsabile amministrativo e da cui sta per scomparire anche la «gloriosa» sala parto. «Tutto è cambiato nella salita – dice –, ma il nostri presidio è rimasto del tutto ancorato a una visione strutturale anacronistica, generica e priva di qualsiasi prospettiva. La popolazione continua comunque a guardare con fiducia al nostro ospedale e vuole imperativamente che il presidio resti al suo posto. La risposta che viene da Treviglio è però di una realtà senza primari, con carenza di personale, con infrastrutture obsolete, deficit strutturali. Da tempo sosteniamo la necessità di dare al presidio una nuova funzione. Ma è necessaria una dirigenza illuminata, che abbia il coraggio di confrontarsi fattivamente con il territorio. E che ne abbia anche le capacità. L’amministrazione comunale è a disposizione, come sempre».

Infine San Giovanni Bianco, che «più degli ospedali cittadini è un importante punto di riferimento sociale». Il sindaco Milesi spiega: «Siamo consapevoli che non si possa pensare di avere per ogni reparto un luogo d’eccellenza, quello che si chiede è una diversa attenzione agli aspetti gestionali e agli investimenti», perché anche presidi come quello di montagna è «chiamato a fornire risposte adeguate ai cittadini. Per questo da tempo chiediamo, invano, di afferire all’Azienda ospedaliera di Bergamo».

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