La bufera sulla Brebemi:
i commenti e le reazioni

La notizia della bufera che si è abbattuta sulla Brebemi si è diffusa rapidamente e sono iniziati ad arrivare in redazione i primi commenti.

«Sono rimasto profondamente colpito - dice in un comunicato il presidente del consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni - dalla notizia della custodia cautelare eseguita questa mattina nei confronti del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani. Ho piena fiducia nell'operato della magistratura e confido nel fatto che il vicepresidente Franco Nicoli Cristiani possa dimostrare l'estraneità ai fatti contestatigli».


Sull'arresto del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani intervengono Luca Gaffuri e Maurizio Martina, capogruppo consiliare e segretario regionale del Pd: «Chiediamo al presidente Formigoni di venire in aula a riferire già nella seduta di martedì prossimo, ma anche di dare avvio quanto prima a un'indagine all'interno dell'Arpa. Sono poi necessarie le dimissioni di Nicoli Cristiani dal suo incarico nell'ufficio di presidenza del consiglio, perché tutti si devono far carico di tutelare, in un momento così delicato, la funzione e il ruolo della stessa assemblea».
E aggiungono: «Da altre delicate vicende, fra cui il caso San Raffaele, fino a quest'ultima, emerge un grave problema di rispetto delle regole e di efficacia e autonomia del sistema regionale dei controlli. Non si tratta certo di sole vicende personali, bensì di un serio problema che coinvolge direttamente l'operato dell'amministrazione regionale. Per questo, ci aspettiamo che nessuno voglia minimizzare quanto accaduto».
Capogruppo e segretario regionale ricordano infine l'impegno del Pd: «La nostra battaglia sulla cava di Cappella Cantone era giusta e proprio per questo avevamo chiesto solo poche settimane fa al consiglio di sospendere il decreto regionale che aveva autorizzato l'avvio dei lavori della discarica di amianto».


«Al di là delle responsabilità individuali (di per sé, se confermate, gravissime) questo piatto avvelenato - dice il consigliere regionale dell'IdV Gabriele Sola - sembra essere stato cucinato con ingredienti tipicamente lombardi: infiltrazioni banditesche nelle grandi opere, oltraggio al territorio nel nome di biechi interessi e aderenze sempre più inquietanti tra criminalità e politica».
«La politica – dice Sola - non può trincerarsi dietro al solito ‘lasciamo svolgere alla magistratura il suo lavoro '. Ciascuno si assuma le proprie responsabilità: Nicoli Cristiani si tolga di mezzo e Roberto Formigoni, che da quasi 20 anni personifica il potere in Lombardia in tutte le sue declinazioni, ammetta la gravità dello scenario che si sta delineando. Occorre dotarci di tutte le misure, ordinarie e straordinarie, utili a soffocare il potere crescente della criminalità nei confronti della politica. Expo 2015 è alle porte: dobbiamo impedire che un'opportunità per la collettività si trasformi in occasione di business sporchi. Più in generale, a politici, imprenditori e funzionari beccati con le mani nella marmellata bisogna impedire financo di avvicinarsi nuovamente alla credenza delle opere pubbliche. Quanto al coinvolgimento diretto di Arpa, l'agenzia ambientale strettamente connessa alla giunta formigoniana, sarebbe utile che i diretti interessati fornissero spiegazioni su quanto accaduto e su come evitare, in futuro, nuove e dolose distorsioni».
«Da cittadino bergamasco – conclude Sola – sono doppiamente indignato: se venisse confermata la direzione che hanno assunto le indagini, non solo sarebbero stati violati i principi di legalità e trasparenza ma i bergamaschi si troverebbero a dover pagare in prima persona per le devianze di un sistema malato. La nostra provincia, violentata da operazioni spesso dissennate, ha già versato e sta continuando a versare tributi salatissimi. Ora basta».


«Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione - è stato il primo commento del segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto - dell'arresto, avvenuto all'alba di oggi, del vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia Franco Nicoli Cristiani, del coordinatore dello staff della direzione generale di Arpa Lombardia Giuseppe Rotondaro e di altre otto persone per i reati di traffico illecito di rifiuti e corruzione legata alla realizzazione della Brebemi».
«Confidiamo nel lavoro della Magistratura - prosegue - e ne attendiamo gli esiti affinché su questa grave vicenda venga fatta piena luce e vengano stabilite tutte le responsabilità.  Al di là della presunzione di innocenza che vale per Nicoli Cristiani e per gli altri arrestati come per chiunque altro, siamo però anche convinti che questa vicenda confermi le preoccupazioni da noi più volte espresse, che la realizzazione delle infrastrutture in Lombardia, soprattutto quelle legate ad Expo 2015, possa essere occasione per fatti di corruttela ed infiltrazioni malavitose. Chiediamo dunque che si tenga alta la guardia e si garantisca il regolare svolgimento di tutte le procedure. Nessuno può sentirsi estraneo o scevro da pericoli.  In particolare la Regione rifletta e vigili - aggiunge Baseotto - aprendo, come chiediamo da tempo, un tavolo permanente di confronto con le parti sociali per garantire  trasparenza nella assegnazione degli appalti, regolarità nella loro realizzazione e tracciabilità delle transazioni finanziarie».

Il commento di Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista: «L'abbiamo detto un'infinità di volte - unici a dirlo e a scriverlo in sede regionale e parlamentare - che la realizzazione della Brebemi, autostrada inutile e dannosa, si prestava ottimamente ad essere un paravento per attività speculative ed illecite di varia natura. Cosa che è puntualmente successa con la tumulazione illecita e criminale di rifiuti pericolosi che ha portato all'arresto di imprenditori e esponenti politici pdl, alcuni dei quali da tempo chiacchierati».

«Chiediamo non solo di accertare le responsabilità e di punire i colpevoli ma di sospendere immediatamente i lavori di realizzazione di una autostrada che serve solo a foraggiare appetiti e interessi privati, alcuni dei quali, com'è si è dimostrato, sconfinano nella vera e propria criminalità organizzata». “

Ecco la richiesta del consigliere regionale dell'Italia dei Valori Gabriele Sola, che solo pochi giorni fa aveva presentato un'interrogazione per chiedere conto del reinserimento della cava di Casirate nel Piano di Bergamo: «La Giunta regionale annulli subito la delibera VIII/011015 con la quale ha reinserito nel Piano cave di Bergamo l'àmbito territoriale estrattivo g41, corrispondente alla Cava di Casirate d'Adda, ed eventuali altri atti in ottemperanza alle sentenze del TAR favorevoli alla Locatelli spa. Sarebbe un atto dovuto, in attesa che la magistratura faccia chiarezza sulle vicende che hanno portato oggi all'arresto di Pierluca Locatelli, presidente dell'omonimo gruppo che ha come capofila la società "Locatelli geometra Gabriele", e dell'estensore dello studio preliminare ambientale per la richiesta di assoggettabilità a VIA, Andrea David Oldrati, fondatore e responsabile tecnico di Terraverde Srl».

«Una scelta discutibile da parte della Giunta regionale - ribadisce Sola - che, invece, avrebbe dovuto sottoporre nuovamente la questione al Consiglio regionale. Oggi, alla luce di quanto emerso, quella scelta appare ancora più inquietante: perché la Regione ha accettato passivamente di reinserire una cava per la quale avrebbe potuto predisporre un'adeguata istruttoria tecnica?»

«Perché, invece, non ha riportato la questione all'attenzione dell'aula? Da mesi siamo in attesa di un compendio delle pendenze sul Piano cave di Bergamo. Ci chiediamo quanti siano i ricorsi dei cavatori e se la Regione intenda, come nel caso della cava di Casirate, ripristinare senza coinvolgere il Consiglio tutti gli Ate stralciati in sede di approvazione del Piano».

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