Giovedì 01 Dicembre 2011

Un metodo elementare ma sicuro
per sviare i controlli nei cantieri

Emergono nuove indiscrezioni dai verbali dell'inchiesta sulla Brebemi, che ha portato in carcere dieci persone fra le quali l'imprenditore Pierluca Locatelli e il vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Nicoli Cristiani. L'indagine della Direzione distrettuale antimafia ha smesso in luce un traffico di rifiuti illeciti e un giro di presunte tangenti.

Le indagini sembra siano partite proprio dall'impresa Locatelli, in passato investigata per una vicenda legata a un presunto traffico di rifiuti, in merito ai lavori della tangenziale di Orzinuovi. Gli inquirenti hanno poi esteso le ricerche, arrivando alla Brebemi. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, in particolare, le scorie, anziché essere trasferite alla discarica di Calcinate, sarebbero state scaricate sotto i cantieri della Brebemi di Cassano e Fara Olivana con Sola. Ma qual era il metodo per nascondere le scoprire e non farsi scoprire?

Dai verbali si evidenzierebbe un metodo elementare, ma sicuro studiato da Locatelli, e cioè avere sempre pronto un mucchio di rifiuti regolari da posizionare davanti agli altri o comunque da mostrare - in caso di controlli - ai funzionari dell'Arpa e della Provincia di Bergamo. Locatelli, intercettato, dice: «O prendiamo il mucchio dietro il numero quattro e lo buttiamo lì davanti... ma mi girano i c… a continuare a spostare questo materiale».

La frase esce da un colloquio con Walter Rocca, 43 anni di Bolgare, responsabile dell'impianto di Biancinella. E ancora: «Adesso come adesso uno straccio di mucchio ce l'ho qua... uno scarto». Si parla dunque implicitamente di rifiuti illegali.

C'è poi un colloquio fra Locatelli e Andrea David Oldrati, 44 di Ultimo (Bolzano), titolare della società di consulenze ambientali Terraverde Srl che collabora con il gruppo Locatelli. Locatelli bisbiglia a Oldrati. «… non sa che quella roba lì non è legale, è tirata per i capelli. Sono miscele di marmo resine, mischiate col... con l'inerte. Ma va bene».

L'inchiesta intanto prosegue, anzi il procuratore aggiunto di Brescia Fabio Salomone è stato chiaro: «Il procedimento non è finito qui e ci saranno nuovi indagati». I magistrati mercoledì in conferenza stampa hanno usato toni durissimi, parlando di un «malaffare contiguo alla criminalità organizzata«, e ricordando che è solo un «luogo comune che il traffico illegale di rifiuti riguardi solo le regioni del Sud».

e.roncalli

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