Martedì 21 Gennaio 2014

La Lav contro la Provincia

«No allo sterminio delle nutrie»

Una nutria FARNETI /ANSA

La Lav se la prende con la Provincia di Bergamo per difendere le nutrie. Dopo l’annuncio di un intervento fattivo per combattere la crescita della specie sul territorio, arriva un comunicato molto duro da parte della Lega antivivisezione: «Ancora una volta la violenza e lo sterminio saranno le armi con cui la Provincia di Bergamo combatterà il fenomeno delle nutrie, ritenute responsabili oltre modo di una serie di danni alle attività produttive spesso legate al cedimento degli argini dei corsi d’acqua e alle conseguenti alluvioni» scrive l’associazione che sottolinea:«L’eradicazione auspicata dalle realtà ambientaliste si basa su una riduzione progressiva del numero di esemplari mediante il controllo delle nascite. Certo è che la Lav è contraria allo sterminio delle nutrie».

«Siamo contrari – afferma Massimo Vitturi, responsabile settore caccia e fauna per Lav - per diversi motivi. Come sovente accade per le specie meno tutelate, a monte di queste scelte non esiste un’analisi del fenomeno che ne restituisca la dimensione. In passato anche alluvioni avvenute su argini in cemento armato per condizioni meteo particolarmente severe sono state attribuite con leggerezza alla presenza di nutrie».

«In secondo luogo – prosegue Grazia Parolari per LAV Bergamo – l’uccisione di massa finalizzata all’eradicazione della specie si è rilevata inefficace negli anni ai fini della risoluzione del problema». E Lav sottolinea anche che «una legge regionale consente il ricorso allo sterminio di nutrie senza ricorrere preventivamente a metodi ecologici – come da prassi Ispra e legge nazionale 157/92. Non è con la violenza che riusciremo a risolvere il problema - continuano i referenti della Lav -. Semmai i danni denunciati fossero realmente attribuibili alle nutrie, bisognerebbe che la Provincia si appoggiasse ad esperti di settore che, oltre ad accertare l’entità del fenomeno, in concerto con istituzioni, veterinari ed agricoltori, riuscirebbero a mettere in pratica per la prima volta l’unico vero metodo di contenimento che alla base ha il controllo delle nascite per sterilizzazione degli esemplari catturati e poi re-immessi sul territorio».

«Siamo particolarmente delusi – conclude Donato Ceci, responsabile Lav Bergamo – soprattutto perché l’assessore alla Caccia e alla Pesca A. Cottini, che avevamo incontrato pochi mesi orsono in occasione del fenomeno procioni nella Bassa Bergamasca, ci aveva dato l’impressione di preferire almeno in prima battuta i cosiddetti metodi ecologici. L’impressione è che gli interessi di pochi – agricoltori o cacciatori che siano – abbiano prevalso su quel buon senso di cui le istituzioni dovrebbero farsi garanti».

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