Martedì 17 Giugno 2014

La moglie di Bossetti disperata

L’arresto comunicato al telefono

L'esterno della villa di Massimo Giuseppe Bossetti

Nel giro di un minuto è precipitata nell’incubo, quello che mai nessuno vorrebbe vivere, quello che non si sarebbe mai aspettata. Una telefonata le ha annunciato che il marito, Massimo Bossetti, era appena stato portato in caserma dai carabinieri con la più atroce delle accuse: quella di essere l’assassino di Yara Gambirasio.

Ieri pomeriggio Marita Comi, disperata, è scoppiata in un pianto dirotto. «L’abbiamo vista sul terrazzo, non ha detto niente ma continuava a piangere – raccontano tre ragazzini, vicini di casa – ancora non sapevamo cos’era successo, l’abbiamo scoperto dopo dalla televisione».

Massimo Bossetti, 44 anni, artigiano edile, gran lavoratore e bravo padre di famiglia, come tutti lo descrivono a Mapello, sarebbe dunque un assassino.

«Non ci posso credere, non può essere stato lui, avranno sbagliato» è la frase che recitano tutti i residenti della piccola frazione».

L’unico che riesce a farsi aprire la porta, verso le 21, è monsignor Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte. Conosce di vista Massimo Bossetti e la moglie e parla per un quarto d’ora con Adelina Bolis, cercando di portare un po’ di conforto. Anche l’avvocato Matteo Anzalone ha un breve colloquio con la suocera di Bossetti.

Tutta Italia sta scoprendo in queste ore che finalmente è stato arrestato il presunto assassino di Yara e tutti vorrebbero sapere chi è Massimo Bossetti, chi è il mostro capace di spezzare la vita di una ragazzina di 13 anni, di procurare tanto dolore. E in molti, in quest’era di social network, vanno a guardare il profilo Facebook del «mostro». Perché Massimo Giuseppe Bossetti ha anche un profilo su Facebook, attivo dal 2009, su cui compaiono diverse fotografie che lo ritraggono con la famiglia e con gli animali domestici.

A Piana tutti sanno che è originario di Clusone e ha una sorella gemella, ma poco altro. Non ha mai amato parlare di sè e del suo passato. «Il suo sogno è sempre stato quello di ristrutturare una cascina e tornare a Clusone – racconta un vicino, Valter Gambirasio, che abita in via Piana di Sotto – ma per il resto è una persona molto riservata. Andava a lavorare e tornava a casa, che io sappia non aveva altri interessi. Niente bar, niente amici. Anche con i bambini è sempre stato molto protettivo, non voleva che uscissero molto, li teneva sempre in casa».

E del caso di Yara, avete mai parlato? «No, mai un accenno. Nemmeno quando è scomparsa o quando hanno ritrovato il corpo». Ma al cantiere di Mapello ha mai lavorato? «Non credo, la sua è un’impresa piccola, è da solo, non ha dipendenti».

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