La storia: ho vinto il cancro
con la passione per la mia città

Questione di passione, di orgoglio, di voglia di fare. Essere un volontario è una dote innata che una persona o ha o non ha la fortuna di possedere nel proprio spirito. Non c’è ricompensa economica, non ci sono interessi pratici e oscuri.

Questione di passione, di orgoglio, di voglia di fare. Essere un volontario è una dote innata che una persona o ha o non ha la fortuna di possedere nel proprio spirito. Non c’è ricompensa economica, non ci sono interessi pratici e oscuri: c’è solo la voglia di adoperarsi per il bene del prossimo o addirittura per il bene dei propri concittadini e della propria città mettendo a rischio la propria salute, dimenticandosi, magari, di avere un male tremendo che sta per divorarti. Ecco, proprio quest’ultimo aspetto è quello che ha contraddistinto la carriera da volontario di Giacomo Nicolini.

La molla del volontariato scatta in lui addirittura 37 anni fa, quando aveva 27 anni: inizia lì la lunghissima carriera da volontario che lo avrebbe poi portato all’interno di diverse associazioni. Il nome di Nicolini sale alla ribalta tra il 2005 e il 2007 quando, da libero cittadino , inizia un’impresa tanto singolare quanto impegnativa e di enorme valore sociale.

Da solo si mette a ripulire tutta porta San Lorenzo e la zona circostante liberandola da rovi, sterpaglie, piante che ormai nascondevano le bellezze di quell’angolo di Città Alta, bonificando i territori circostanti e intervenendo anche sulla muratura sistemandola, stabilizzandola e ricoprendo quei buchi che secoli e secoli di storia si erano creati tra una pietra e l’altra. In tutto 3.600 ore di lavoro, due anni da solo contro un foresta di rifiuti e di erbacce da portar via tra un turno di lavoro e un altro.

Sì, perché mentre Giacomo Nicolini si adopera su porta San Lorenzo lavora nel reparto «controllo qualità» in un’azienda grafica, anche di notte. «Fu davvero difficile - racconta Nicolini -, fu realmente un’impresa ma alla fine ce la feci e fu una soddisfazione enorme». Il lavoro gli valse la benemerenza civica che gli assegnò l’amministrazione Bruni, in carica in quegli anni. Al termine di questo grosso lavoro, Giacomo Nicolini decide che era il momento di creare un’associazione che avesse l’obiettivo di curare il verde di Bergamo e tutelare le bellezze culturali della nostra città.

Nasce così «Orobica Ambiente» oggi composta da 24 volontari che autonomamente effettuano interventi di pulizia e manutenzione ambientale su tutta la sentieristica storica della città e dell’hinterland ed effettua interventi di manutenzione due volte all’anno a Bergamo, Paladina, Valbrembo, Sorisole, Mozzo e Almè. «Ho raccolto persone che conoscevo bene - racconta Nicolini - con le quali ho lavorato per diverso tempo e di cui mi fido ciecamente. Mandare avanti un’associazione così senza contributi è davvero complicato soprattutto perché vogliamo lavorare con l’attrezzatura giusta e assicurarci tutti perché svolgiamo attività pericolose. Il sentimento di volontariato però ci permette di superare ostacoli e difficoltà».

Ecco, le difficoltà: Nicolini di difficoltà ne sa qualcosa. A inizio 2012 gli viene diagnosticato un tumore maligno alla bocca causato probabilmente da un’infezione a un dente. I medici sono pessimisti, per chiunque sarebbe un male che taglia le gambe e azzera tutte le ambizioni e prospettive, ma per Nicolini no. Lui persevera nella sua attività di volontario, non molla, prosegue più forte di prima, quasi si dimentica che c’è un male che lo sta mangiando.

Lavora fino al 6 giugno, poi il 7 entra in ospedale per essere operato e qualche giorno dopo viene dimesso. Inizia il lungo ciclo di chemioterapie sino alla fine dell’anno ma nel frattempo torna a lavorare duro a difesa della sua Bergamo. Il brutto male regredisce incredibilmente, la forza d’animo gli permette di mettere un piede fuori dal dramma.

«Sono stato curato in modo eccezionale - racconta Nicolini - e questo grazie a medici che si sono mostrati ancora più premurosi perché sapevano della mia attività e di quello che avevo fatto e stavo facendo per Bergamo e sapevano della mia voglia di andare avanti. Il volontariato e pulire le Mura della mia città mi hanno aiutato ad affrontare la malattia con grinta, entusiasmo, voglia di fare, dedizione: ogni giorno lo affrontavo come fosse il primo di volontariato e per me questa è stata l’arma in più. Ora va meglio, sono debilitato e devo curarmi ancora ma probabilmente il peggio è passato e finchè il destino lo vorrà continuerò a lavorare come ho sempre fatto». Ha la faccia segnata e stanca Nicolini, lo sforzo per parlare e raccontarsi è duro ma lui sfida anche questo e riesce ad esprimersi e a trasmettere tutto quello che sente nel cuore.

«Ora voglio solo far crescere la mia associazione - dice lui - e diffondere nei bergamaschi una cultura che purtroppo col tempo è andata spegnendosi: non c’è più amore per il proprio territorio. Capisco bene che per un privato tenere bonificato un terreno, tenerlo pulito e in ordine e ristrutturare le mura più degradate sia un onere faticoso e dispendioso dal punto di vista economico e che, soprattutto, non ha riscontri pratici immediati, ma non deve essere interpretato tutto in questi termini. Noi infatti non vogliamo farci vedere mentre operiamo sul territorio ma far vedere come diventa un angolo di Bergamo ripulito dalle erbacce, scoprire e far vedere a tutti, luoghi nascosti dal tempo, dall’abbandono e dal degrado e far comprendere ai bergamaschi quanto sia importante che ognuno si prenda cura di un appezzamento di terreno per il bene proprio, degli altri, della città e soprattutto di chi verrà dopo di noi, che possono essere i figli o i nipoti: tutto nella sfera magica del volontariato».

Federico Biffignandi

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