Sabato 21 Giugno 2014

L’arresto in cantiere a Seriate
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L'arresto di Bossetti nel cantiere di Seriate

Sono circa le 17 a Seriate lunedì 16 giugno quando un paio d’auto entrano in via Volta. Si aprono le portiere, scendono alcuni uomini in borghese e si dirigono al cantiere per la ristrutturazione della palazzina che si trova all’angolo con via Marie Curie. Dichiarano di essere lì per un controllo contro il lavoro nero, per verificare i documenti di eventuali extracomunitari. Gli uomini, però, vanno direttamente da un italiano. E non gli domandano nulla, nemmeno la carta d’identità. Ma lo immobilizzano e lo ammanettano. Lui si volta e chiede a un collega: «Che sta succedendo? Perché mi portano via?». Intanto la via viene blindata, ai residenti viene intimato di barricarsi in casa, di non uscire.

Le auto dei carabinieri e della polizia si sono moltiplicate, fino a bloccare la stradina. I residenti vedono, poi, un muratore, carnagione chiara e capelli biondi, che viene portato via in manette. E il serpentone di auto sgomma via a sirene spiegate. Solo alla sera, guardando i telegiornali, chi abita nel quartiere residenziale di Seriate, scopre chi è quell’uomo. Non era un operaio irregolare: ma il presunto assassino di Yara Gambirasio.

Sono questi i momenti concitati del fermo di Massimo Giuseppe Bossetti, ricostruiti dai racconti dei residenti e di un collega che lavorava a fianco di quello che fino a settimana scorsa per gli inquirenti era Ignoto 1. «Lo conosco da sei mesi – riferisce l’uomo ancora intento alla ristrutturazione della villetta – da quando abbiamo iniziato questo intervento. Siamo di ditte diverse».

Quando gli uomini in borghese sono passati oltre le transenne e hanno infilato le manette ai polsi di Bossetti, nessuno dei presenti ha capito il perché. «Lui si è girato – prosegue il muratore – e ha chiesto a me cosa stava succedendo». Al momento gli operai hanno creduto a un errore: «Abbiamo pensato a uno scambio di persona – continua – ora mi auguro che non sia lui. Perché se davvero è stato lui, lo ha nascosto bene». Di Massimo Giuseppe Bossetti, infatti, dice: «È sempre stato un grande lavoratore e preciso». E ora si preoccupa per la famiglia, la moglie e i tre figli piccoli: «Ci dispiace per loro. Per tutta questa storia stanotte non ho chiuso occhio», taglia corto l’operaio che riprende a martellare. Impugna l’attrezzatura edile, c’è polvere e tutto rimanda a quegli indizi seguiti da mesi dagli investigatori: la calce trovata nei polmoni della 13enne e i tagli sul corpo, riconducibili a un taglierino o un arnese da cantiere. E ora, chi abita in via Volta, dice di avere la pelle d’oca all’idea di aver avuto il killer proprio a pochi passi da casa: «Quando sono arrivati i carabinieri e la polizia – racconta una dirimpettaia del cantiere – mi sono chiusa in casa dalla paura. Non posso pensare che era qui tra di noi da tutto questo tempo».

Dalle finestre alcuni hanno visto la scena: «Al momento abbiamo pensato si trattasse di un normale controllo – racconta una donna – poi abbiamo sentito che cercavano degli stranieri. E alla fine abbiamo visto che lo hanno ammanettato e gli hanno anche fatto togliere le scarpe antinfortunistiche, probabilmente perché hanno il ferro dentro e per paura di una reazione». Ma al momento qualcuno ha creduto si trattasse di un blitz antidroga: «Solo dalla televisione abbiamo capito cosa era davvero successo nella nostra via», aggiunge un’altra residente. Una nonna, stringendo le nipotine, si sfoga: «Sto male all’idea che era qui tra di noi». Qui, a Seriate, in un quartiere di famiglie e bambini, circondato dall’asilo nido, dalla scuola per l’infanzia Lorenzini, dalle elementari e dalle superiori.

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