Lunedì 07 Luglio 2014

Martedì è il giorno del faccia a faccia:

Bossetti per la prima volta parla al pm

Massimo Bossetti martedì sarà sentito dal pm

La trama del giallo dell'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio si arricchirà martedì 8 luglio di un nuovo capitolo. A scriverlo nel carcere di Bergamo, dove si trova dal 16 giugno scorso, sarà Massimo Giuseppe Bossetti nel suo primo faccia a faccia con il pm Letizia Ruggeri alla quale non ha risposto per due altre volte. È stato lo steso muratore a chiedere di essere sentito.

«Voglio dimostrare che sono innocente», ha ribadito ai suoi legali Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, continuando a dire: «Io non ho mai visto Yara». Bossetti ha molto da spiegare. Soprattutto come il suo Dna sia stato trovato sul corpo della ginnasta tredicenne il 26 febbraio del 2011, a tre mesi esatti dalla scomparsa in un campo di Chignolo d'Isola. L'uomo ha frequenti perdite di sangue dal naso e potrebbe azzardare che qualcuno abbia usato dei suoi attrezzi da lavoro per tagliare i leggins e gli slip di Yara.

In quel campo, qualche tempo dopo il ritrovamento della ragazza, tornò con la moglie. A dire della donna, per curiosità e senza conoscere la strada, tanto che faticarono a trovarlo.

Bossetti è soprattutto intenzionato a smentire ciò che dai giornali ha appreso riguardo alcune testimonianze che gli inquirenti bergamaschi avrebbero raccolto. Qualcuno sostiene che si assentasse qualche volta dal lavoro con delle scuse e il muratore afferma che sia accaduto solo in rare occasioni e sempre per un motivo valido.

Avrebbe una spiegazione anche per quella discrepanza che riguarda il centro estetico in cui andava a fare le lampade (raramente secondo lui, di frequente secondo la titolare). Circostanze collaterali a quella del ritrovamento del Dna che è il caposaldo delle accuse ma che il mutatore ci tiene a chiarire. E i suoi avvocati stanno pensando seriamente di far ripetere nel contraddittorio tra le parti l'esame del Dna stesso che attualmente inchioda il muratore.

Così come si tornerà a parlare del suo telefono cellulare che quel pomeriggio agganciò la cella di Mapello in un orario compatibile con il rapimento della ragazza nel pomeriggio del 26 novembre del 2010. «Era scarico», si era giustificato Bossetti quando gli era stato chiesto per quale ragione non ricevette né fece comunicazioni fino alla mattina dopo alle 7,30.

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