Mattarella: «Non ci sono parole» Lo strazio dei parenti di Maria Riboli

Mattarella: «Non ci sono parole»
Lo strazio dei parenti di Maria Riboli

L’hanno potuta rivedere per l’ultima volta, hanno potuto piangere sulla sua bara. Il marito Simone Codara, le sorelle Silvia e Graziella e il fratello Mauro hanno accolto martedì 5 luglio a Ciampino il feretro di Maria Riboli, 33 anni, uccisa nell’attentato di Dacca, in Bangladesh.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, li ha incontrati insieme ai familiari delle altre otto vittime prima dell’arrivo dell’aereo di Stato, in una saletta riservata del 31° Stormo, nella zona militare dell’aeroporto. Un incontro toccante e commosso: «Ci ha detto: “Non ci sono parole”», racconta Mauro Riboli, raggiunto al telefono in tarda serata. I genitori di Maria, Francesco e Teresa, sono rimasti a Vigano San Martino con il fratello Paolo e la nipotina Linda, due anni e mezzo, troppo piccola per affrontare questo straziante viaggio, per sapere quello che è successo alla sua mamma. Per Simone, invece, è l’opposto: «Voglio sapere cosa hanno fatto alla mia Maria». Le bare sono arrivate alle 19 e Mattarella si è fermato da solo per un minuto di raccoglimento davanti a quei nove feretri, prima di lasciare spazio ai familiari.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (secondo da destra) e Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (primo da destra) all'aeroporto militare di Ciampino per l'arrivo delle salme dei nove italiani uccisi nell'attentato terroristico a Dacca in Bangladesh

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (secondo da destra) e Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (primo da destra) all'aeroporto militare di Ciampino per l'arrivo delle salme dei nove italiani uccisi nell'attentato terroristico a Dacca in Bangladesh
(Foto by ANGELO CARCONI)

Davanti alla bara di Maria, avvolta nel Tricolore, si sono sciolti in lacrime anche Simone, le sorelle e il fratello. Verso le 20,30 i feretri sono stati trasportati al «Gemelli», dove è iniziato in tarda serata il riconoscimento delle salme da parte dei parenti. «Siamo qui in attesa di vederla, ci fanno entrare uno alla volta», spiega Mauro Riboli. Sono le 22,40 e le procedure andranno avanti per diverse ore. Poi inizieranno gli esami di rito: la tac e poi, mercoledì 6, le autopsie. Dalle informazioni raccolte in Bangladesh, Maria sarebbe morta a causa dello scoppio di una granata sotto il tavolo a cui era seduta insieme a cinque o sei nostri connazionali. Non avrebbe, dunque, subìto le torture a colpi di machete inflitte alle altre vittime.

Una foto con le 9 vittime italiane della strage di Dacca, da sinistra e dall'alto in basso: Cristian Rossi, Vincenzo D'Allestro, la bergamasca Maria Riboli; Nadia Benedetti, Simona Monti, Marco Tondat; Adele Puglisi, Claudio Cappello, Claudia D'Antona.

Una foto con le 9 vittime italiane della strage di Dacca, da sinistra e dall'alto in basso: Cristian Rossi, Vincenzo D'Allestro, la bergamasca Maria Riboli; Nadia Benedetti, Simona Monti, Marco Tondat; Adele Puglisi, Claudio Cappello, Claudia D'Antona.
(Foto by ANSA -LINKEDIN- FACEBOOK)

Dopo l’autopsia, finalmente, Simone potrà riportare a casa la sua Maria. A Solza, dove la coppia abitava da quando si era sposata nel 2006, per la camera ardente. E poi, forse, i funerali a Borgo di Terzo. «Non abbiamo ancora deciso, non sappiamo nemmeno la data», risponde Mauro Riboli.


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