Martedì 22 Luglio 2014

Milano 1576:

il thriller e la peste

«Ira Domini»

I commissari e gli investigatori vanno di gran moda, ormai da decenni. Ma dai primi Anni Novanta si sono moltiplicati nel panorama europeo e noi italiani non siamo rimasti indietro, scrittori come Lucarelli e Camilleri hanno fatto scuola.

Franco Forte in questa tradizione si è ritagliato uno spazio particolare con il suo notaio criminale Niccolò Taverna, le cui indagini si sviluppano nella Milano della seconda metà del Cinquecento. Così anche in questo «Ira Domini» romanzo appena pubblicato da Mondadori, thriller ambientato ai tempi della peste di quegli anni Settanta, epidemia che precedette quella del 1630, la celebre peste manzoniana.

Il romanzo si apre con una data, 27 agosto 1576, e una scena chiave: un uomo è appostato a una finestra e osserva la strada semideserta mentre i monatti inchiodano dall’esterno le porte e le finestre delle case messe in quarantena. Una Milano angosciante, un tempo storico drammatico, negli anni della Controriforma. L’uomo alla finestra è armato di balestra, scruta la strada, cerca una vittima. Perché? Il ritmo del romanzo è incalzante, la prosa di Franco Forte risulta asciutta, essenziale, fedele strumento dell’azione, capace di scandire il ritmo in sintonia con la vicenda. I personaggi storici come il cardinal Borromeo si affiancano a quelli creati dalla fantasia.

Il mistero del killer armato di balestra non è l’unico allarme per Niccolò Taverna, il quale si trova davanti a una seconda emergenza: dei banditi hanno rapito i figli di un ricco nobile spagnolo e stanno asserragliati in un magazzino sul Naviglio Grande, magazzino di pietre e sabbie utilizzate per la fabbrica del Duomo. Niccolò Taverna indaga con attenzione e raziocinio, degno predecessore di Sherlock Holmes, fino a individuare un disegno dietro le apparenti trame casuali...

Franco Forte si dedica da anni ai romanzi storici, in questi giorni viene ripubblicato anche il suo «Gengis Khan, il figlio del cielo», da parte di Mondadori. La sua predilezione per una realtà altra rispetto al presente, Forte l’aveva manifestata sin dall’esordio del 1990: «Gli eretici di Zlatos» era un romanzo di fantascienza.

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