Martedì 11 Marzo 2014

Monella: io pentito, l’ho dimostrato

Casa da 300mila € come risarcimento

Antonio Monella davanti ai microfoni nei giorni scorsi

Lo hanno accusato di non essersi pentito e di non aver adempiuto ai suoi obblighi di risarcimento ai familiari della vittima (per esempio mettendo al riparo da pignoramenti l’abitazione di famiglia, facendola confluire in un fondo immobiliare).

Antonio Monella, l’imprenditore che nel settembre 2006 uccise il diciannovenne albanese Ervis Hoxa in fuga dopo un furto ai suoi danni, non ci sta e adesso reagisce, mettendo per iscritto il suo pentimento (con tanto di prove documentali) e la sua volontà di rifondere i danni alla controparte, se necessario ricorrendo anche alla vendita di un’altra casa, sua e della moglie, il cui valore stimato è di 300 mila euro.

Certo, non è un pentimento in favore di telecamere in un salotto televisivo, né un pentimento a nove colonne in prima pagina: per questo suona forse un po’ più freddino. «Ma che si è ravveduto questo è certo, è emerso a processo, tant’è che i giudici gli hanno riconosciuto le attenuanti generiche. Lasciamo che siano le sentenze a parlare», precisa il suo avvocato Enrico Mastropietro, che assiste l’imprenditore con i colleghi Andrea Pezzotta e Francesco Fugazzola.

I puntini sulle «i» Monella li mette per iscritto nel linguaggio, per forza di cose asettico, di una memoria difensiva a sostegno della domanda di grazia presentata di recente: quattro pagine (più allegati) inoltrate ieri a Presidente della Repubblica, ministro della Giustizia e Tribunale di sorveglianza. Intanto, nessuna risposta dal magistrato di sorveglianza in merito alla richiesta di differimento dell’esecuzione della pena: Monella, da un giorno all’altro, potrebbe ricevere la visita dei carabinieri ed essere condotto in carcere.

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