Lunedì 02 Giugno 2014

Ora la tregua è finita
Speriamo in meno voli

Ai Dolomiti, volo inaugurale e Orio riapere il 2 giugno mattina
(Foto by FotoBerg)

La tregua è finita. Troppo presto, purtroppo. Purtroppo dico io – e con me alcune migliaia di residenti a Bergamo e circondario – che siamo i più danneggiati, nella nostra vita di tutti i giorni, dal crescente numero di voli in atterraggio e soprattutto in decollo dall’aeroporto di Orio al Serio. Finisce la tregua proprio in un momento in cui si apre la stagione estiva, quindi si spalancano le finestre delle abitazioni, di giorno e anche di notte, perché il caldo incomincia a farsi sentire. Ma con le finestre aperte, ahimè, si sentono molto meglio anche i rombi degli aerei in decollo e penetra meglio nelle case l’inquinamento che deriva dagli scarichi dei motori. Inquinamento acustico e ambientale, questi i due aspetti del problema-Orio che si dibattono da anni, sempre tenuti vivi dai vari gruppi di protesta che si sono formati in città e nei paesi limitrofi.

In tutti questi anni non ho mai voluto entrare in questo tira e molla di lamentele, di comunicati, di proclami, di promesse. Pur facendo il giornalista, non ho voluto mai scrivere dell’aeroporto, proprio per deontologia professionale, essendo io uno dei più danneggiati dal continuo aumento dei voli su Orio. Ora scrivo dopo questa pausa – ahimè troppo breve – di assenza di voli perché ho potuto riassaporare gli inizi della mia residenza, quando l’aeroporto era una pista «giocattolo».

Dall’ottobre 1977 ho comprato casa e vivo all’Azzanella di Colognola, un quartiere che all’epoca veniva venduto come ideale per le giovani coppie, essendo un quartiere chiuso – quindi senza traffico di passaggio – che ha molto verde, confina con orti, campi da calcio e da tennis. Sì, l’autostrada c’era già, ovviamente, ma il suo «ronzio» era inesistente a finestre chiuse e molto ben tollerabile a finestre spalancate. Ricordo comunque che i pannelli fonoassorbenti promessi in zona casello autostradale non sono mai stati installati.

E gli aerei? Ricordo bene che quando venni ad abitare qui, in piazzale della Scienza - l’avamposto più vicino all’autostrada e il primo sotto il tiro degli aerei in decollo - da Orio partiva un solo aereo al giorno, destinazione Roma, un Dc9 della compagnia «Itavia», da tempo defunta. Da allora in poi è stato un continuo aumento di voli, come tutti sanno, con partenze che, nelle ore di punta (vedi al mattino tra le sette e le otto, con inizio anche alle 6,30), si distanziano anche di soli due-tre minuti. Il mio appartamento è all’ultimo piano ed è collegato con una mansarda che ha due ampi terrazzi sui tetti, in posizione bellissima, riservata, visibili solo dall’alto, da un aereo, appunto. La mansarda è godibilissima, dove ho le mie postazioni di lavoro. Con il caldo, ovviamente, apro tutte e quattro le porte-finestra e qui cominciano i guai. Quando sono al telefono o ascolto radio o televisione, al momento del decollo sento il rombo diventare sempre più forte sino a che – almeno per una decina di secondi – sento solo quello e sono costretto a dire al mio interlocutore telefonico che dobbiamo aspettare il passaggio dell’aereo. Il mio – ripeto – è il primo palazzo che è sulla rotta di decollo e anche sulla virata degli aerei, che girano proprio sopra di me e li vedo e sento troppo bene quando sono sdraiato a prendere un po’ di sole. Inutile dire che questa pausa dei decolli ha giovato a me e a tutti quelli che, come me, sono - chi più chi meno - danneggiati dall’aeroporto. Ora riprenderanno le lamentele e le polemiche. Mi rendo conto che l’aeroporto svolge un ruolo importante per l’economia bergamasca ed è utile per i tanti collegamenti che offre, ma bisognerà arrivare a un compromesso, un limite ai voli, un accordo per l’utilizzo anche dell’aeroporto di Montichiari. Appartamento e mansarda hanno ormai 37 anni e gli originari infissi di legno, sia pure con doppi vetri, lasciano passare sempre più aria e rumori. Vorrei sostituirli con infissi in metallo. La Sacbo non aveva promesso che in questi casi ci sarebbe venuta incontro? Spero infine che i piloti siano addestrati a usare tutta la pista, cercando di alzarsi il più presto possibile in modo da arrivare sulla verticale del quartiere già a una certa altezza. Spero ancora che gli aerei siano sempre più moderni, quindi meno rumorosi e meno inquinanti. Orio continuerà, non vi è dubbio, ma – lo chiedo da profano – cerchiamo di costituire una società unica con Montichiari e dividiamoci il traffico aereo. Orio funziona benissimo, troppo bene, tanto da diventare in pochi anni il terzo aeroporto italiano. Sì, tutto bello, ma i danni alla vita e al sonno di tanti bergamaschi chi li paga? Cerchiamo almeno di ridurli. Con un certo impegno, però.

Roberto Vitali

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