Venerdì 14 Febbraio 2014

Pgt, l’inchiesta su San Sosimo:

assoluzione per la presunta talpa

La frazione San Sosimo di Palazzago

È la presunta «talpa» dell’inchiesta sul Pgt di Palazzago, l’indagine che ha squassato il paese e che vede coinvolte una cinquantina di persone, tra cui gli ex sindaci Umberto Bosc e Ferruccio Bonacina (tra gli indagati figurava anche l’ex deputato Gabriele Cimadoro, cognato di Antonio Di Pietro, ma la sua posizione è stata archiviata).

Ieri, però, il gup Ezia Maccora ha prosciolto, perché il fatto non sussiste, l’ex consigliere comunale Sergio Ravasio, 33 anni, accusato di violazione del segreto d’ufficio. L’uomo, tra il dicembre 2010 e il gennaio 2011, per il pm Giancarlo Mancusi, sarebbe venuto in possesso di un file contenente parte delle intercettazioni dell’inchiesta e lo avrebbe fatto - secondo le contestazioni - in modo subdolo.

Uno dei carabinieri che si stavano occupando dell’inchiesta, fino a quel momento segretissima, aveva portato una chiavetta usb al negozio di informatica di cui Ravasio è titolare. Il militare chiedeva al 33enne che lo aiutasse a recuperare le foto della figlia, andate perse tra i byte. Sulla chiavetta, però, Ravasio aveva trovato traccia anche del file sull’indagine, l’aveva aperto e s’era trovato di fronte a un fiume di intercettazioni che riguardavano le presunte pressioni che alcuni amministratori avrebbero esercitato per cambiare destinazione ad aree del Pgt, in particolare quella della località San Sosimo.

Il commerciante non aveva avvertito della cosa il militare, ma aveva deciso di far fruttare le informazioni riservate, forse nel tentativo di strappare una candidatura e un assessorato in vista delle imminenti elezioni comunali (venne eletto consigliere ma restò in carica per poco). Ieri, in abbreviato, il colpo di scena. Perché il difensore, l’avvocato Enrico Mastropietro, è riuscito a dimostrare, sentenze di Cassazione alla mano, che l’imputato aveva sì estratto il file dalla chiavetta usb, ma che la teoria dell’autore mediato (in parole povere, quella che dimostrerebbe la volontarietà dell’inganno) non può giuridicamente valere se l’autore immediato (ii militare ingannato) è un pubblico ufficiale o un soggetto qualificato.

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