Martedì 23 Settembre 2014

Quattro mesi nell’incubo Ebola

«Pensavo solo ad aiutare i malati»

Il primario di Malattie infettive del Papa Giovani XXIII Marco Rizzi con Fanshen Lionetto

Quattro mesi del cuore di un incubo: Ebola. Fanshen Lionetto, 37 anni, è partita da Bergamo, dall’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove lavora come medico specializzato in Malattie infettive, per andare come volontaria a dare il proprio contributo alle équipe mediche di Medici senza frontiere che stanno lottando in Africa contro la spaventosa epidemia di Ebola.

«Il ricordo che porto con me, nel cuore, è un invito all’ottimismo - dice Fanshen Lionetto, che è di origini milanesi, e ieri ha tenuto una conferenza sulla sua esperienza alla From, Fondazione per la ricerca ospedale maggiore, al l’ospedale Papa Giovanni XXIII -. È fatto dell’emozione che tutti noi di Msf abbiamo provato, in questi mesi, quando alcuni pazienti uscivano dal centro di trattamento sulle loro gambe, oramai guariti. Donne, uomini, bambini che danzavano, sorridevano e finalmente potevano abbracciarti. Questi momenti mi hanno davvero aiutata, un incoraggiamento ad andare avanti, a non smettere di combattere questa terribile malattia».

Paura, dice Fanshen, non l’ha mai provata, in questi mesi trascorsi nei centri medici di Msf prima in Guinea Conakry poi in Sierra Leone. Se sei al lavoro pensi solo a quello che devi fare - spiega Fanshen -, alle motivazioni che ti hanno portato lì: aiutare chi sta male e non ha nulla».

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