Venerdì 22 Novembre 2013

Redditometro, i paletti del Garante

Intanto slitta l’acconto Irpef. Ma...

In attesa di una decisione sul possibile differimento di alcuni giorni del termine del 16 dicembre per il pagamento della seconda rata Imu, il consiglio dei ministri ha deciso di spostare la scadenza per il pagamento degli acconti Irpef, Ires, Irap al 10 dicembre 2013, invece che il 30 Novembre (la data per pagare sarebbe stata il 2 dicembre 2013 perché il 30 è sabato).

Il timore è che il governo stia ipotizzando un aumento degli anticipi da pagare, che è già stata portata al 100%, per coprire la cancellazione della prima rata dell’Imu 2013.

L’unica vera buona notizia per i contribuenti è che il Redditometro non potrà indagare ogni aspetto della vita quotidiana. Potrà utilizzare «unicamente le spese certe» per risalire ai redditi dei contribuenti, mentre non dovrà utilizzare le «spese medie Istat» per risalire a standard di consumo.

Inoltre dovrà informare chiaramente, quando invita il contribuente a un contraddittorio, quali sono i dati che è obbligato a dare e quali può comunicare solo facoltativamente.

Il Garante della privacy ha dato il via libera «definitivo» al nuovo Redditometro, lo strumento che con l’uso di oltre 100 fonti di spesa viene considerato uno strumento fondamentale per risalire ai redditi reali dei contribuenti. Ma il via libera è «condizionato» ad alcune correzioni, in parte già fatte, delle quali l’Agenzia delle Entrate dovrà tener conto prima dell’invio delle lettere di contestazione e di invito al contraddittorio.

La convenzione prevedeva l’invio di 35 mila lettere l’anno, ma il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha già detto che il loro numero sarà quest’anno inferiore, anche se non toccherà la possibilità di contestazione sulle annualità sotto esame.

Di certo il via libera della Privacy contiene molte spine per l’Agenzia delle Entrate. «Nel corso della complessa e approfondita verifica preliminare svolta dal Garante sul sistema di accertamento sintetico del reddito dei contribuenti – spiega la nota ufficiale dell’Authority – sono emersi, anche a seguito di accertamenti ispettivi, numerosi profili di criticità che rendevano il sistema non conforme alle norme sulla privacy».

Uno dei nodi è il profilo del contribuente: in pratica veniva tracciato un profilo per attribuirgli, in base a spese medie Istat, un valore di «consumo» e quindi di reddito. L’Agenzia delle Entrate aveva già detto che avrebbe utilizzato queste medie in modo «residuale». Ma la pietra messa dalla privacy su questo punto è tombale. «Il reddito del contribuente potrà essere ricostruito utilizzando unicamente spese certe e spese che valorizzano elementi certi (possesso di beni o utilizzo di servizi e relativo mantenimento) senza utilizzare spese presunte basate unicamente sulla media Istat».

Queste medie non potranno essere utilizzate nemmeno per determinare «spese frazionate e ricorrenti» (abbigliamento, alimentari, alberghi).

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