Venerdì 06 Dicembre 2013

Sanità, cresce il «privato»

Spesso si spende di meno

In sanità cresce il «privato»
(Foto by Zanchi)

Il 41,2% degli italiani ritiene che il Servizio sanitario nazionale offre le prestazioni essenziali mentre le altre vanno pagate di tasca propria, il 14% reputa insufficiente la copertura per sé e la propria famiglia, mentre il 45% ritiene che la copertura sia sufficiente.

È quanto emerge dal Rapporto 2013 del Censis sulla situazione sociale del Paese. Nel Rapporto si evidenzia anche un aumento del ricorso al privato o alle prestazioni in intramoenia (in strutture pubbliche ma a pagamento), anche perché “il 27% degli intervistati, in una indagine realizzata dal Censis, dichiara che gli è capitato di dover pagare un ticket su una prestazione sanitaria superiore al costo che avrebbe sostenuto se avesse acquistato la prestazione nel privato pagando il costo per intero di tasca propria”.

Si ricorre alle cure a pagamento in strutture private in particolare per l’odontoiatria, con quasi il 90% dei cittadini che vi ha svolto estrazioni dentarie semplici, con anestesia; per la ginecologia (57%), la riabilitazione motoria in motuleso semplice (36%) e le visite ortopediche (34,4%). Ha fatto ricorso all’intramoenia il 30,7% degli intervistati per la riabilitazione motoria in motuleso semplice, il 14,7% per una ecografia all’addome completo. Il 38% degli italiani ha aumentato negli ultimi anni il ricorso al privato per la riabilitazione motoria, oltre il 35% per la colonscopia, il 34% per le visite ortopediche; per l’intramoenia invece il 23,3% degli intervistati ha aumentato il ricorso per la riabilitazione motoria, oltre il 17% per l’ecografia all’addome completo, il 16,7% per le visite ortopediche.

Dal Rapporto emerge anche che gli italiani giudicano negativamente le manovre di finanza pubblica sulla sanità, non solo perché hanno tagliato i servizi e ridotto la qualità (61%), o perché hanno accentuato le differenze di copertura tra regioni, ceti sociali (73%), ma perché hanno puntato troppo sui tagli e poco sulla ricerca di nuove fonti di finanziamento, dai fondi sanitari alle polizze malattie (67%). (ANSA).

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