Solidarietà, il Comune rompe le uova
Niente banchetto della Paolo Belli

di Pino Capellini

Quest’anno allo stadio il banco della Paolo Belli con le uova della solidarietà non ci sarà. La richiesta non è stata accolta. L’ufficio non ha messo il solito timbro. Per quest’angolo di poche ore di solidarietà, di sorrisi, di speranze, di grande umanità, il Comune non ha trovato posto.

Solidarietà, il Comune rompe le uova Niente banchetto della Paolo Belli

Sono un volontario della Paolo Belli, l’associazione fondata 23 anni fa a ricordo di un giovane morto per leucemia. A Bergamo, la Paolo Belli è quasi un’istituzione. Quando ne sente parlare la gente la identifica subito: «Ah, quelli della lotta alla leucemia».

Quando c’è l’offerta delle stelle di Natale o delle uova di cioccolato la Belli è presente in decine di vie e di piazze con i gazebo e i banchi attraverso i quali si rivolge alla tradizionale solidarietà dei bergamaschi. La raccolta di fondi è di grande importanza e ha fini precisi. Il finanziamento della ricerca, l’assistenza a chi è colpito da questo male e alle loro famiglie nel corso della cura. Poi, ma non ultima, c’è la Casa del Sole: una mano tesa a chiunque ha bisogno, quando è colpito dal male ed è smarrito di fronte a una realtà che gli cambia la vita, o ha avviato il difficile cammino della cura, oppure vede la meta della guarigione.

La Casa dà ospitalità a malati che spesso vengono da lontano e ai famigliari che li accompagnano. Non solo: c’è anche chi è pronto a dare assistenza, che aiuta e incoraggia. Un gesto, un sorriso, una frase di speranza contano più di quanto non ci si possa immaginare. Ora è in corso la realizzazione della «nuova» Casa del Sole che sta sorgendo alla Trucca, vicino all’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Anch’io sto dietro uno di quei banchi pieni di stelle di Natale o di uova di cioccolato con cui l’associazione raccoglie fondi per finanziare le sue iniziative.È una dozzina d’anni che assieme a mia moglie e ad altri volontari sono addetto al banco collocato all’ingresso del mercato che si tiene ogni sabato mattina sul piazzale dello stadio. Quando c’è stato bisogno sono stato ad altri banchi: in centro, alle Cornelle, in Santa Caterina, il mio borgo.

Ma allo stadio è diverso. Dopo tanti anni, il banco della Belli è ormai una tradizione. Vengono amici e conoscenti: con qualcuno ci si incontra proprio per questa occasione; il fruttivendolo appena al di là dell’ingresso al mercato, ci saluta come vecchi amici, lo stesso avviene con l’arrotino, che all’occorrenza aggiusta anche ombrelli; Gianmarco, l’erborista, è puntuale con il suo sacchetto di caramelle («Ottime, fanno bene, senza zucchero») e in cambio chiede un paio di locandine da esporre sul suo furgoncino.

La richiesta di fiori o di uova segue il ritmo d’afflusso al mercato, con il picco tra le 10 e le 12,30. Tanti volti, molti col tempo divenuti familiari. C’è la massaia che ha fretta perché c’è da preparare il pranzo per la famiglia, prenota un uovo che ritirerà al ritorno portando i sacchetti di plastica pieni di frutta e verdura. C’è la famigliola con il bambino, che spalanca gli occhi davanti ai colori vivacissimi delle uova allineate sul banco. C’è il marito indeciso tra cioccolato al latte o fondente. Qualcuno invece dei dodici euro allunga un biglietto da cinquanta: «So che saranno ben spesi»; così si pareggia con chi, come l’anziana signora di Borgo Santa Caterina che guarda nel borsellino, conta e riconta, alla fine mette assieme solo sette-otto euro. Si vede che non ce la fa proprio. Una pensionata. «Signora, non si preoccupi. Va benissimo anche così».

La mattinata passa veloce. Le ore non pesano quando sono scandite da tanta generosità. Ma questa volta, il sabato mattina allo stadio il banco della Belli non ci sarà. Agli amici che telefoneranno per l’ormai tradizionale appuntamento, dovrò rispondere: «Mi spiace, niente banco. Niente uova, dovrete andare da un’altra parte». Perché la richiesta non è stata accolta. L’ufficio non ha messo il solito timbro. Per quest’angolo di poche ore di solidarietà, di sorrisi, di speranze, di grande umanità, il Comune non ha trovato posto.

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