Giovedì 10 Aprile 2014

Yara, ecco i risultati del dna

È l’autista il padre del killer

Yara Gambirasio

Il dna prelevato dal femore dell’autista di Gorno, la cui salma è stata riesumata nel marzo 2013, ha una compatibilità del 99,99999987% col codice genetico del materiale biologico proveniente da una macchia di sangue (l’omicida s’era ferito con un coltellino, forse nel tentativo di tagliarle gli slip) ritrovata sul corpo di Yara.

Detto che è impossibile che esista una coincidenza fra due dna, questa altissima compatibilità è in pratica la certificazione che chi ha ucciso la ragazzina è il figlio illegittimo di Guerinoni (quelli legittimi, due maschi e una femmina, erano stati sottoposti al confronto, ma erano risultati estranei).

Rispetto al raffronto genetico precedente la percentuale è aumentata: l’indice di compatibilità tra il dna di «Ignoto 1» e il codice genetico estratto dalla saliva su un bollo della patente di guida di Guerinoni e su una vecchia cartolina risultava di 99,9999927%. In pratica, ora c’è lo 0,00000717 in più. Numeri infinitesimali, ma che per i genetisti sono determinanti. Quella della genetica, salvo colpi di scena, è rimasta l’unica strada da percorrere per arrivare all’assassino.

I risultati sono stati comunicati nei giorni scorsi al pm Letizia Ruggeri, titolare del fascicolo sulla morte di Yara. Nei prossimi giorni alla Procura di Bergamo sarà depositata anche la relazione del consulente Cristina Cattaneo, l’antropologa forense dell’Università di Milano. A Guerinoni si è risaliti tramite un nipote che frequentava un locale di Chignolo d’Isola po co distante dal campo dove il 26 febbraio 2011 era stato ritrovato il corpo di Yara.In totale sono stati compiuti 18 mila test del dna in tutta Italia, con una maggiore intensificazione a Gorno e nei paesi dell’alta Valle Seriana nella seconda parte delle indagini.

Ma in corso c’è anche un altro accertamento, non ancora terminato: quello sul materiale pilifero ritrovato sul corpo di Yara o a ridosso dello stesso. L’esame è tuttora in corso all’Università di Pavia, dove si stanno analizzando circa 200 tracce pilifere, che potrebbero aprire nuovi fronti investigativi. Alcune tracce sarebbero infatti di natura umana: potrebbero dare conferme (se appartenessero a «Ignoto 1») oppure permettere di percorrere nuove piste, se fossero riconducibili ad altri soggetti. Certo, c’è il rischio che i peli possano essere stati trasportati dal vento, ma questo potrebbe valere per gli abitanti delle zone vicine al luogo dove è stato ritrovato il corpo di Yara: difficilmente sarebbe giustificabile nel caso di un residente di zone molto lontane. Per gli investigatori potrebbe essere un’altra flebile speranza di risalire al killer della ragazzina.

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