La rivoluzione urbanistica: demolire ma non ricostruire
Un’immagine della mostra «DePavimentiamoCI» in Città Alta: adulti e allievi delle scuole a Portland, negli Usa, impegnati nella depavimentazione per il ripristino di aree verdi (Foto by Frau)

La rivoluzione urbanistica: demolire ma non ricostruire

La transizione ecologica non è solo energetica. La lotta al riscaldamento globale e alla conseguente crisi climatica, connessi con le emissioni di gas serra delle attività umane, passa anche dalla riduzione delle superfici asfaltate e dal contrasto alle isole di calore.

Renato Ferlinghetti , vicedirettore del Centro studi sul territorio «Lelio Pagani» dell’Università degli Studi di Bergamo e membro del Consiglio direttivo del Parco dei Colli, spiega: «Togliere, invece che aggiungere, è utile quando la saturazione diventa pesante». Il consumo di suolo, nei 45 anni del Parco dei Colli, è stato del 9% all’interno dell’area protetta, del 90% all’esterno. Non basta: bisogna essere di esempio e accrescere la consapevolezza riguardo al problema ecologico. Il Parco dei Colli è impegnato in due iniziative di depavimentazione per il progetto Cli.C. Bergamo con Comune, Legambiente Lombardia, Ersaf. «La prima – continua Ferlinghetti – ha l’obiettivo di depavimentare 500 metri del torrente Morla a Ponteranica. Il secondo intervento mira ad eliminare l’asfalto in un’area di 3.000 metri quadrati a Sorisole, davanti alle scuole medie, mantenendone le attuali funzioni sia di parcheggio sia di zona per il mercato. Depavimentare significa permettere al suolo di respirare e assorbire anidride carbonica, combattere le isole di calore, rinfrescare l’aria attraverso il verde». L’Università di Bergamo ha promosso un corso di laurea in Geourbanistica, capace di portare idee innovative dall’Università al Parco e da questo al territorio.

Nuovo equilibrio tra spazi edificati e verdi

Il segreto di una città sempre più attenta al benessere degli abitanti è trovare un nuovo equilibrio tra spazi edificati e verdi, a partire da un ripensamento dell’uso del suolo. Lo sostiene Emanuele Garda , ricercatore in Tecnica e pianificazione urbanistica presso il Dipartimento di Ingegneria e scienze applicate dell’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa da tempo di depavimentazione: «Un processo di rivoluzione urbana in cui si toglie invece di aggiungere». Garda è tra i curatori della mostra «De-PavimentiamoCI: prove di riconciliazione tra costruito e naturalità». L’iniziativa dell’Orto Botanico di Bergamo (aperta fino al 9 gennaio 2022 nella Sala Viscontea della Cittadella in Città Alta) racconta diversi progetti di depavimentazione nel mondo. Buone pratiche, a cui Bergamo può ispirarsi. «La città ha le carte in regola per diventare un laboratorio su cui sperimentare, fronteggiando le isole di calore e limitando la perdita di biodiversità attraverso la rigenerazione del suolo. Ha un rapporto aperto con gli spazi verdi, che convivono con quelli edificati. Questo equilibrio può essere rafforzato, portando benefici per la salute. Si può partire dai quartieri più impermeabilizzati, dove esistono, per esempio, problemi di allagamento, e da spazi abbandonati ed edifici vetusti, su cui si può intervenire demolendo. Oggi dobbiamo imparare a demolire non per ricostruire, ma per lasciare lo spazio libero, accettando la presenza del vuoto».

Un’inchiesta di quattro pagine sul tema della depavimentazione si può leggere sul numero di dicembre di eco.bergamo, il supplemento mensile di 52 pagine di ambiente, ecologia, green economy in edicola gratis con L’Eco.


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