Giovedì 30 Agosto 2012

Neoassunti sotto le 10 mila unità
per la Bergamasca record negativo

Diminuiscono le imprese intenzionate ad assumere a Bergamo nel 2012, e quindi calano in misura consistente le assunzioni previste nel corso dell'anno, per la prima volta sotto quota 10mila. I saldi occupazionali sono in prospettiva negativi in tutti i comparti, nell'edilizia soprattutto, ma anche nell'industria. La riduzione della domanda di lavoro è particolarmente accentuata tra le piccole imprese. L'incertezza sugli esiti della crisi dell'area euro e quindi sugli scenari dei mercati si ripercuote sulle scelte occupazionali delle imprese, per il quarto anno consecutivo orientate a un ridimensionamento dello stock di dipendenti.

Tra le imprese di Bergamo che esportano e che innovano la propensione ad assumere è quasi doppia rispetto alla media. E' possibile che siano queste tipologie d'impresa a sostenere il significativo incremento della domanda di lavoro intellettuale e di elevata specializzazione, e quindi anche di laureati, che compensa, solo parzialmente e grazie ad una tenuta delle professioni impiegatizie e dei servizi, il calo delle assunzioni di artigiani e operai specializzati e di conduttori di macchine e impianti.

La maggiore flessibilità ricercata nell'impiego del lavoro si riscontra non solo nell'adozione di forme contrattuali a tempo determinato - canali di accesso al primo impiego e suscettibili di una trasformazione in contratti più stabili – ma anche nel ricorso ai lavoratori “atipici” - collaboratori temporanei o a progetto e lavoratori non dipendenti - che rappresentano un terzo dei nuovi ingressi.

Secondo il sistema Informativo Excelsior (realizzato a livello nazionale da Unioncamere e Camere di Commercio in collaborazione con il Ministero del Lavoro e basato su un'indagine annuale che ha coinvolto oltre 100mila aziende del settore privato extra agricolo con almeno un dipendente), le imprese con sede in provincia di Bergamo che prevedono di assumere nel 2012 scendono al 13,2% del totale (erano il 16,9% nel 2009, il 13,2% nel 2010, il 20,3% nel 2011). La quota sale al 23% tra le imprese esportatrici e innovatrici.

Le assunzioni previste per l'intero 2012 a Bergamo sono 9.620 (contro 11.510 previste nel 2009, 10.380 del 2010, 13.240 nel 2011) di cui 3.240 nell'industria e 6.390 nei servizi. Le uscite ipotizzate ammontano a 11.960 (erano 17.260 nel 2009, 15.660 nel 2010, 15.280 nel 2011), delle quali 5.300 nell'industria e 6.660 nei servizi.

Diminuisce nel complesso la mobilità sul mercato del lavoro: risultano in calo sia il tasso di entrata (3,4%) che il tasso di uscita (4,2%), probabile effetto di una diminuzione delle uscite volontarie.

Per il 2012 si prevede pertanto a saldo una riduzione dell'occupazione dipendente privata in provincia di Bergamo di circa 2.340 unità (contro saldi previsti di -5.750 nel 2009, -5.280 nel 2010 e -2.040 nel 2011).
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La contrazione occupazionale a Bergamo (-0,8%, contro valori del -0,7% in Lombardia e di -1,1% in Italia) è più marcata nell'artigianato (-1,3% pari a 540 dipendenti in meno), nelle piccole imprese con meno di 10 dipendenti (-1,5%) e nell'edilizia (-1,8%). Il saldo occupazionale è negativo nell'industria (-1,1%), nel commercio (-0,2%) e negli altri servizi (-0,2%).

Quasi la metà (il 49,2% contro il 51,2% l'anno scorso) delle assunzioni previste sono con contratto a tempo determinato, il 39,1% (contro il 38,5% della precedente rilevazione) a tempo indeterminato. Gli ingressi di apprendisti coprono il 7,4% del totale. Il 31% delle assunzioni non stagionali sono a part time, (21,5% nel 2009, 24,2% nel 2010, 20,4% nel 2011).

L'utilizzo di altri lavoratori, non dipendenti dall'impresa, con contratti atipici (collaboratori a progetto, interinali, partite IVA, ecc.) interessa 9.650 posizioni, quasi la metà delle quali (4.530) corrispondenti a nuovi contratti da attivare nel 2012, equivalenti a circa un terzo degli ingressi totali (di lavoratori dipendenti e non dipendenti) previsti nel 2012.

Si riduce l'incidenza delle assunzioni di personale immigrato (dal 17,5% del totale nell'indagine 2011 al 16,3% nel 2012) e dei giovani con meno di 30 anni (34,9% contro il 37,3% del 2011)

Per quanto riguarda le professioni richieste, cresce in modo marcato e al di sopra degli stessi livelli pre-crisi la domanda di professioni di elevata specializzazione. Aumentano anche rispetto alla scorsa indagine le professioni esecutive d'ufficio e quelle qualificate del commercio e servizi. In calo marcato la domanda di professioni tecniche, di artigiani e operai specializzati, di conduttori di impianti e macchinari e delle professioni non qualificate.

La quota dei laureati sui nuovi assunti non stagionali cresce al 13,2% per il 2012 (era intorno all' 11% nella scorsa rilevazione), mentre il diploma è richiesto per il 45,9% del totale (38,5% nel 2011).

Attività di formazione hanno riguardato il 36,8% delle imprese (contro il 38,2% della scorsa rilevazione) contro il 36,4 in Lombardia e il 35 in Italia). La quota di dipendenti che hanno partecipato nel 2011 a corsi di formazione aziendale è aumentata dal 29,6% del 2009, al 32,3% nel 2010 e al 32,7% nel 2011.

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a.ceresoli

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