Sabato 01 Settembre 2012

Fiera di Sant'Alessandro scozzese
In vetrina i bovini delle Highlands

Qualcuno sostiene che l'agricoltura sia un po' démodé e che non mantenga un grande appeal nei confronti delle nuove generazioni, ma una tradizione è una tradizione e la Fiera di Sant'Alessandro è una di quelle cose di cui non si potrebbe fare a meno nemmeno volendo, dopo secoli e secoli di consolidate abitudini.

Lo sapeva bene tutta la gente accalcata venerdì mattina 31 agosto a pochi metri dal taglio del nastro e, meglio di lei, tutti quelli che avevano appena finito di montare gli stand, per prepararsi al meglio ai classici tre giorni di fine estate. La ricetta di base è la stessa da più di mille anni, anche se nel frattempo l'intero mondo è cambiato.

L'ultima novità è in realtà un'omissione, quella dello stand della Provincia, come sottolineato in prima persona dal presidente Ettore Pirovano: «I tagli di bilancio ci hanno imposto questa rinuncia: purtroppo, per noi, si tratta di una cosa importante e, per farlo capire, vorrà dire che regalerò a Monti un cappello e una balla di fieno, in modo da spiegargli quanto significhi tutto questo per Bergamo».

La Fiera di Sant'Alessandro è riuscita a proporre qualcosa di nuovo anche quest'anno: camminando qua e là, tra uno stand e l'altro, è impossibile non imbattersi in qualcosa di diverso e, inevitabilmente, un po' strano. L'anno scorso, tutte le attenzioni erano per la vacca maremmana, quest'anno la protagonista è la razza Highland, la mucca scozzese: per i profani molto simile al bufalo, con le lunghe corna e il pelo folto, il bovino britannico è il padrone di casa dello stand di Daniele Arnoldi, che ha portato i suoi 20 capi in fiera e ne tesse le lodi: «Sanno resistere a 25 gradi sotto zero, partoriscono da sole e i vitelli si fanno allattare senza problemi: rispetto alle altre mucche sono più comode da gestire. Abitualmente le tengo nel mio allevamento di Valbrembo».

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m.sanfilippo

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