Martedì 09 Ottobre 2012

Distretti lombardi, giù l'export
Soffrono Bergamo e Brescia

Si è interrotta nel secondo trimestre del 2012 la crescita delle esportazioni dei distretti tradizionali lombardi, dopo otto trimestri consecutivi di variazioni tendenziali positive. La contrazione è dell'1% nel confronto con il secondo trimestre del 2011, per un cumulato esportato pari a 4.912,6 milioni di euro. Solo se si sommano le performance del primo trimestre dell'anno si ricava un risultato ancora positivo, per una crescita tendenziale dell'1,8% sul primo semestre 2011.

Ad ogni modo, ben 11 realtà distrettuali lombarde, su un totale di 23, hanno incassato una crescita tendenziale delle esportazioni nel secondo trimestre, in contrasto con la media regionale. È quanto emerge dal "Monitor Distretti Lombardia", diffuso da Intesa Sanpaolo.

Nella filiera agro-alimentare si annoverano i distretti delle carni e dei salumi di Cremona e Mantova (+17,8% sul secondo trimestre 2011, per un totale esportato di 39,8 milioni di euro), il lattiero-caseario lombardo (+2,1%, per 188,9 milioni di euro) e i vini di Franciacorta (+2%, per 31,3 milioni di euro). Performance positive che assumono ancora più valore se confrontate con le notizie di crisi del comparto agricolo lombardo che giungono dalle indagini congiunturali regionali, in particolar modo per il comparto lattiero-caseario.

Nel secondo trimestre 2012 ha sofferto invece una contrazione delle esportazioni il distretto del riso di Pavia (-1%, per un totale esportato pari a 47,6 milioni di euro), complici la diminuzione degli ettari coltivati e la caduta dei prezzi delle varie qualità di riso. Performance eterogenee per i distretti della metalmeccanica, tra i quali si annoverano alcune tra le realtà più rilevanti in termini di valori complessivi esportati nel secondo trimestre 2012. Crescita delle esportazioni per la meccanica strumentale di Varese (+7,7%, per 238,9 milioni di euro esportati) e le macchine per la concia della pelle di Vigevano (+1,5%, per 50,4 milioni) e variazioni tendenziali positive ma inferiori all'1% per i metalli di Brescia, i rubinetti e pentolame di Lumezzane, la metalmeccanica di Lecco.

Hanno incassato, invece, un calo dell'export i restanti distretti della filiera: il metalmeccanico del basso mantovano, la lavorazione dei metalli Valle dell'Arno e le macchine tessili e per materie plastiche di Brescia e Bergamo. Questi ultimi due distretti, in particolare, hanno subìto il crollo delle esportazioni destinate ai due primari mercati di riferimento, Cina e Turchia.

Nell'ambito dei distretti del sistema moda-tessile, solo le calzature di Vigevano e il seta-tessile di Como hanno messo a segno una crescita delle esportazioni: rispettivamente +19,2% (per 24 milioni di euro) e +5,7% (per 269,7 milioni di euro). La realtà vigevanese continua ad essere trainata dal settore del lusso e dell'alta gamma italiana, potendo beneficiare pertanto di una buona crescita dei valori medi unitari all'export. Non a caso gli Emirati Arabi Uniti sono divenuti il secondo mercato di sbocco per le produzioni distrettuali. Nel distretto comasco la seta rimane protagonista, affiancando una filiera dell'abbigliamento più sofferente. In rallentamento, invece, sempre nel secondo trimestre dell'anno, le esportazioni degli altri distretti della filiera: abbigliamento e calzature della bassa bresciana, calzetteria di Castel Goffredo, abbigliamentotessile gallaratese e tessile e abbigliamento della Val Seriana. Pesano i crolli di domanda che hanno interessato i primari mercati di riferimento del bacino europeo, in primis la Spagna.

e.roncalli

© riproduzione riservata